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Jaruzelski: "La legge marziale fu una decisione difficile ma salvifica per la Polonia - non me ne sono pentito"

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Jaruzelski: "La legge marziale fu una decisione difficile ma salvifica per la Polonia - non me ne sono pentito"

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E’ stato l’ultimo leader comunista polacco. Il generale Jaruzelski è una figura controversa nel suo paese. Da primo ministro e generale dell’esercito, impose la legge marziale: era il 13 dicembre del 1981. Migliaia di iscritti a Solidarnosc, all’opposizione, finirono in carcere, decine di migliaia lasciarono la Polonia, i disordini che ne seguirono fecero diversi morti. Nell’88, da capo dello stato, approvo’ tuttavia i negoziati tra governo e Solidarnosc che nell’89 avrebbero portato alla rifondazione del sistema politico polacco.

euronews – Si ricorda che cosa stesse facendo il 9 novembre del 1989, quando è caduto il Muro di Berlino? Wojciech Jaruzelski: “Faccio fatica a ricordarmi dove fossi con esattezza, probabilmente nel mio ufficio; l’ho saputo ancora prima che i media polacchi diffondessero ufficialmente la notizia. Devo dire che non è stata una grande sorpresa per me. Il 6 o 7 ottobre ero a Berlino. C’era anche Gorbatchov… c’era una grande manifestazione organizzata da Honecker in occasione del quarantennale della creazione della DDR. Quando i manifestanti passavano davanti alla tribuna gridavano: ‘Gorby, Gorby, aiutaci!’. Io mi sono avvicinato a Gorbatchov e gli ho detto: ‘E’ finita, questa è la fine.’ Anche lui ha ammesso che era la fine. Per cui si può dire che la caduta del muro è stata una questione puramente tecnica.” euronews – Qual è la decisione piu’ difficile che ha dovuto prendere? Wojciech Jaruzelski: “Senza dubbio l’imposizione della legge marziale. Una decisione presa non solo in un momento preciso, ma preceduta da diversi eventi dolorosi. Dover pensare a questo provvedimento per mesi, per settimane, per ore, sino all’ultimo minuto prima di imporre la legge marziale… in quanto sino all’ultimo non si sapeva. Ho preso la decisione solo il 12 dicembre dell’81, alle 14. Sono state giornate da incubo. Ho avuto molti timori. Era una decisione che non volevo prendere. Sapevo che sarebbe stato un dramma, anche per me, personalmente. E portero’ sulla coscienza il peso di quella decisione sino alla fine dei miei giorni.” euronews – Immaginava, alla metà degli Anni Ottanta, che la Storia avrebbe preso questa svolta? Wojciech Jaruzelski: “All’inizio degli Anni Ottanta mi sono reso conto che vi sarebbero state delle riforme profonde. E’ stato l’arrivo di Gorbatchov che ci ha dato questa possibilità. Noi polacchi siamo stati precursori in tal senso. Gorbachov ha talora definito le nostre riforme, ovviamente limitate, all’epoca, dei surrogati della democrazia e dell’economia di mercato… le ha definite ‘il laboratorio della Perestroika’.” euronews – Che cosa pensa oggi del periodo comunista? Wojciech Jaruzelski: “Il comunismo, la bibbia del comunismo, è stata scritta non sul Volga ma sul Reno, e prevedeva tante belle e nobili idee, in parte utopiche, anche se ho l’impressione che siano ancora valide da un punto di vista filosofico e morale. Detto questo, l’idea del comunismo è stata stravolta prima di tutto dallo Stalinismo.” euronews – Quali sono le cause della fine del comunismo? Wojciech Jaruzelski: “La caduta del comunismo è dovuta alla mancanza di democrazia, che è un bisogno naturale delle società moderne; e poi è dovuta alle esigenze economiche, al bisogno di riforme che rendono tale economia efficiente, creativa, che il vecchio sistema non garantiva, e che era possibile realizzare una volta cambiato il sistema. Puo’ sembrare difficile capire che io, l’uomo del vecchio regime, con tutte le mie convinzioni, possa dire oggi che quei cambiamenti sono stati assolutamente necessari e positivi per la Polonia e per tutta l’Europa.” euronews – Secondo Lei, il 1989è stato un anno ‘miracolo’? Wojciech Jaruzelski: “E’ stato l’anno della grande svolta prima di tutto per la Polonia, ma anche per tutta la regione. Posso dire con orgoglio che io ho preso parte a quel momento storico – è paradossale, io, responsabile della legge marziale e al contempo co-autore dei cambiamenti degli Anni Ottanta, che hanno avuto una dimensione cosi’ importante, non solo per la Polonia. Quegli avvenimenti sono stati l’inizio di un concatenamento di eventi: la Rivoluzione di Velluto in Cecoslovacchia, la caduta del muro di Berlino… ma noi siamo stati i primi.” euronews – Che cosa hanno portato alla Polonia gli ultimi due decenni? Wojciech Jaruzelski: “Ritengo che in tutta la nostra storia, sofferta, questo sia uno dei momenti migliori. Il nostro Paese, la nostra terra, sono un immenso cimitero, gli eserciti stranieri l’hanno attraversato da est a ovest, e da ovest a est. Per la prima volta ci sentiamo in sicurezza. E poi ci sono reali possibilità di sviluppo, soprattutto nell’ambito dell’Unione Europea, che ci consente di essere piu’ dinamici, e di approfittare dell’esperienza di paesi economicamente e socialmente piu’ avanzati della Polonia.” euronews – Si è pentito di qualcosa? Wojciech Jaruzelski: “Forse deludero’ le Sue aspettative, ma non considero l’introduzione della legge marziale un errore. E’ stato un atto drammatico, duro, di cui non mi pento, perché ritengo che sia stato salvifico per la Polonia… Ma deploro quel che definisco il male minore, ossia che dopo l’introduzione della legge marziale vi siano state molte iniziative non giustificate da parte di varie forze dell’apparato statale, e di cui non ero a conoscenza, e che hanno fatto tanti danni. Me ne sono scusato pubblicamente piu’ volte, e lo faccio anche adesso. L’ho detto anche in presenza delle autorità che se anche un solo agente di sicurezza ha percosso qualcuno, me ne sento moralmente responsabile, perché io allora occupavo la funzione più alta.”

Il Muro di Berlino: it.euronews.net/1989-2009