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No al turismo del suicidio, la Svizzera vuole regole più severe sulla morte assistita

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No al turismo del suicidio, la Svizzera vuole regole più severe sulla morte assistita

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La Svizzera cambierà le regole sulla morte assistita per non favorire un turismo del suicidio. In aumento gli stranieri che arrivano nel Paese per porre fine alla propria vita, spesso non sono in fase terminale.

Dati che hanno aperto un ampio dibattito. Il governo sceglierà entro marzo tra due soluzioni: regolare più severamente il suicidio assistito o vietarlo. Quest’ultima è meno probabile: “L’atteggiamento liberale e la nostra legislazione hanno avuto conseguenze non volute”, ha affermato il ministro della Giustizia Eveline Widmer-Schulmpf. “Non vogliamo un divieto totale, ma vogliamo porre dei limiti per non diventare una destinazione del turismo della morte”. Dignitas e Exit, le principali organizzazioni che si occupano di suicidio assistito sono state spesso accusate di averlo trasformato in un affare. Per questo il governo vuole impedire che la pratica, legale dagli anni ’40, diventi un’attività lucrativa, e limitarlo ai malati in fin di vita escludendo anche quelli cronici e con malattie psichiche. Inoltre vuole stabilire che due medici indipendenti attestino che la persona che chiede di morire sia capace di intendere e di volere.