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La Mauritania confrontata alla sfida del terrorismo


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La Mauritania confrontata alla sfida del terrorismo

La Mauritania. Una costa lunga centinaia di chilometri bagnata dall’Atlantico e vaste distese desertiche. Un mare di sabbia che avanza inesorabilmente e ormai lambisce la capitale Nouakchott. La Mauritania è circondata da stati dove il terrorismo è fortemente radicato. Controllare centinaia di chilometri di frontiere, evitare infiltazioni è quasi impossibile.

La Mauritania è abitata da 3 milioni di persone. Arabi, berberi, africani. In stragrande maggioranza di religione islamica. Qualcuno ha soprannominato questo paese, crocevia di culture diverse, il paese dei colpi di stato. Dal 1960, l’anno dell’indipendenza, la Mauritania ha conosciuto 5 golpe riusciti. L’ultimo nell’agosto del 2008 ha portato al rovesciamento del presidente in carica Sidi Oueld Cheik Abdallah per mano del generale Mohamed Oueld Abdel Aziz. Abdel Aziz accusava il suo predecessore di essere un incapace e di fare poco o nulla contro il terrorismo che dal 2005 aveva fatto la sua apparizione nel paese. Presto pero’ diverse forze politiche ritirano il proprio sostegno ai golpisti e passano all’opposizione rappresentata da Ahmed Oueld Dada. Opposizione che scende in piazza per chiedere piu democrazia. “La Mauritania merita libere elezioni – spiega la deputata dell’opposizione Maalouma Bint el Meddah – Vogliamo costituire un nuovo governo e conservare la nostra sovranità. Siamo tutti riuniti qui in assemblea. Il popolo della Mauritania è unito e solidale” Il generale AbdelAziz incassa nel corso delle elezioni dell’agosto 2009 l’investitura ufficiale alla presidenza. Lui che aveva annunciato una lotta senza quartiere al terrorismo pochi giorni dopo la sua elezione deve fare i conti con un attacco suicida contro l’ambasciata francese a Nouakchott. Due militari francesi e una passante restano feriti, l’attentatore muore sul colpo. Nelle bidonvilles che circondano la capitale la gente sopravvive senza reali prospettive. L’estrema povertà renderebbe piu facile per i cosiddetti terroristi fare proseliti. “In questa baracca viviamo in cinque – spiega un’abitante – siamo qui da 21 anni. Lo Stato di noi si disinteressa, ci alziamo per andare a lavorare quando fa ancora buio e non abbiamo neanche un alloggio decente” La famiglia del giovane kamikaze che si è fatto saltare in aria davanti all’ambasciata francese vive a pochi metri da qui. Il nostro inviato ha incontrato suo padre: – Quali sono le ragioni che hanno spinto suo figlio a compiere quel gesto? “All’inizio non ci eravamo accorti di nulla ma la polizia ha fatto irruzione qui da noi alle 5 e 30 del mattino” – Non vi eravate resi conto di un cambiamento nel suo comportamento? “Se ce ne fossimo resi conto non avrei avuto dubbi e avrei denunciato mio figlio alle autorità. Mi sarebbe sembrata una cosa normale” – Davvero lo avreste denunciato? “Certo lo avrei fatto se avessi intuito qualcosa di strano” E’ da qui, che Moussa Ben Zaidan è partito armato con una cintura esplosiva per poi lanciarsi contro l’ambasciata francese. Il terrorismo ha colpito ancora una volta i francesi ad Aleg una città nel sud del paese alla vigilia del Natale di due anni fa. Quattro membri della stessa famiglia vennero uccisi. Un quinto, il padre riusci a salvarsi riportando pero’ ferite gravissime. Il terrorismo pero’ ha trovato un argine tra la popolazione. Il giorno successivo numerosi abitanti di Aleg scesero in piazza sventolando la bandiera francese. Un gesto di solidarietà con il paese che era stato l’obiettivo dell’attentato. Ma perchè la Francia era nel mirino? “I terroristi – spiega l’esperto di antiterrorismo Mohammed Abou el Maali -intendevano opporsi al possibile rafforzamento dell’alleanza tra il governo della Mauritania e il governo francese che viene considerato un nemico dai gruppi salafiti che fanno riferimento ad Al Qaida e che sono impiantati soprattutto in Algeria un paese dove le ferite del passato coloniale non si sono ancora rimarginate” I francesi sono stati l’obiettivo principale ma i terroristi hanno colpito anche cittadini di altri paesi occidentali. Nel luglio del 2008 Christophe Lekate, cittadino degli Stati Uniti è stato assassinato nel centro di Nouakchott. Le forze di sicurezza 4 giorni dopo nel corso di un’operazione antiterrorismo sono riuscite a catturare il capo del gruppo prima che riuscisse a farsi saltare in aria grazie a una cintura carica di esplosivo “L’operazione militare – precisa il direttore degli apparati di sicurezza di Stato Mohammed el Amin Oueld al-Ahmed – è stata il coronamento di un lungo lavoro di intelligence il cui obiettivo erano proprio i membri dell’Aqmi il braccio di Al Qaida nel Naghreb islamico infiltratisi in Mauritania” L’arsenale sequestrato al gruppo terrorista ha mostrato il livello di preparazione e il grado di pericolosità che i gruppi legati ad Al Qaida hanno raggiunto anche nei paesi dell’area del Maghreb

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