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Turchia-Iran: perché cosi' vicini

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Turchia-Iran: perché cosi' vicini

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Nel 2008 la Turchia invita il presidente iraniano per una ‘visita di lavoro’, non una visita ufficiale, dato che Ahmadinejad non vuole mettere piede ad Ankara, dove riposa Ataturk, padre della Turchia laica e moderna. Lo scorso marzo il presidente Gul restituisce la visita.

Lo scopo di questo avvicinamento è duplice per la Turchia: porsi come paese mediatore nella questione del nucleare, e rafforzare i rapporti economici col controverso vicino. Quando a giugno i manifestanti contestano la legittimità del voto iraniano e la comunità internazionale bacchetta Teheran, i dirigenti turchi si precipitano a congraturarsi con Ahmadinejad per la rielezione. E ieri sul britannico Guardian il premier turco stigmatizzava l’atteggiamento occidentale e ribadiva l’amicizia col regime dei mullah. Al centro del ravvicinamento, avviato negli Anni Novanta, i forti interessi comuni, anche e soprattutto di carattere economico. Cruciale il settore energetico: la Turchia ha bisogno, per il proprio consumo, del gas iraniano; e dal momento che le varie pipeline attraverseranno il suo territorio, svolge un ruolo vitale nell’approvvigionamento energetico dell’Europa. Attualmente, poi, gli scambi commerciali tra i due paesi ammontano a oltre sei miliardi di euro all’anno, ma nei prossimi anni potrebbero persino raddoppiare. Altro elemento comune fra Teheran ed Ankara, la questione curda e, va da sé, il dossier iracheno. Un Kurdistan indipendente o una divisione dell’Irak, non gioverebbero né alla Turchia né all’Iran. Né alleati né nemici, i due paesi sono stati a lungo su posizioni strategiche opposte: la Turchia è membro da oltre mezzo secolo della Nato, e sino a di recente è stata vicina a Israele, senonché Ankara ha deciso di escludere lo stato ebraico dalle manovre aeree previste sul suo territorio per rappresaglia all’offensiva su Gaza denunciata dal rapporto dell’Onu. Si profila dunque tra Ankara e Teheran se non un matrimonio, un fidanzamento d’interesse.