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Il vino British frutto del riscaldamento del pianeta

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Il vino British frutto del riscaldamento del pianeta

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Oltre cento ettari di vigna con 15 diverse varietà di vite. Non siamo in Italia, o in Francia, ma in Inghilterra, appena una trentina di chilometri a sud ovest di Londra. Mentre gli esperti dibattono sui cambiamenti climatici, e c‘è chi li nega, il vino inglese sembra trarre beneficio da un barometro più che mai favorevole.

La stessa scena si ripete quest’anno in tutti i vigneti britannici: grazie a temperature favorevoli durante la fioritura, i produttori potrebbero essere premiati con un raccolto record e l’ennesimo vino d’annata. Un trend cominciato una decina d’anni fa, come conferma l’enologo del Denbies Wine Estate: “E’ veramente un’ottima vendemmia, dice Marcus Sharp. Frutti maturi e in grande quantità. Il punto di maturazione è andato migliorando, i volumi sono aumentati e l’acidità è diminuita. Stiamo producendo sempre più vino. Quest’anno, non so, forse quattro o 500 mila bottiglie”. C‘è chi è convinto che la rivoluzione dei vini britannici sia appena cominciata. La viticoltura locale potrebbe cambiare radicalmente in un lasso di tempo relativamente breve se le temperature dovessero aumentare come previsto dagli esperti, ovvero tra due a cinque gradi nell’Inghilterra meridionale e circa due in Scozia. Il geologo Richard Selley: “Gran parte dell’Inghilterra meridionale sarà persino troppo calda per la viticoltura. Nel 2080 sarà probabile trovare vigneti nelle Highlands scozzesi, la Côte d’Ecosse, si potrebbe chiamare così. E ho sempre fantasticato sull’idea di avere vigneti sulla riva nord di Loch Ness: terrazzata, potrebbe essere adatta al Riesling, al Schönberger e ad altre varità tedesche”. Richard Selley, docente all’Imperial College di Londra, ha pubblicato una ricerca sull’evoluzione della viticoltura nel Regno Unito dal periodo romano ai giorni nostri. “Fino a cinquant’anni fa c’erano pochi vigneti in questo paese, dice. Il numero è aumentato in modo esponenziale a partire dalla metà del secolo scorso. Si può anche vedere come nel tempo il limite delle terre coltivate a vigna si sia spostato a nord verso la frontiera anglo-scozzese”. I vigneti ufficialmente registrati in Gran Bretagna sono passati da 333 nel 2002, a 416 l’anno scorso. Cresce anche l’area coltivata: da 812 a 1.106 ettari nello stesso periodo. Cominciano a comparire anche nuovi vitigni tipici di zone più calde. Chistopher White, amministratore del Denbies Wine Estate:

“Abbiamo sentito gli effetti dei cambiamenti climatici qui. Negli ultimi anni abbiamo quindi deciso di sperimentare nuove varietà che non erano mai state coltivate nel Regno Unito, come il Sauvignon Blanc. Abbiamo davvero rischiato 20 anni fa piantando il Pinot Noir e si è rivelata una delle nostre scelte migliori. Lo spumante britannico ha raggiunto ottimi livelli. Stiamo vincendo premi a livello internazionale e vent’anni fa non accadeva”.

I britannici sembrano apprezzare le etichette locali. Le vendite sono quasi raddoppiate in dieci anni.

La produzione record di 3.37 milioni di bottiglie nel 2006 è lontana dai 4 miliardi e sette dell’Italia, maggior produttore mondiale, e non raggiunge la premiata qualità francese; ma l’innalzamento delle temperature promette grandi cambiamenti nella geografia dei vini: le porte dell’industria vinicola si stanno già aprendo a nuovi attori.