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Gli afgani al voto, tra rischi di brogli e dubbi sulla sicurezza

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Gli afgani al voto, tra rischi di brogli e dubbi sulla sicurezza

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Meno di 20 giorni per organizzare il ballottaggio, con alcune pesanti incognite. Il 7 novembre Hamid Karzai e Abdullah Abdullah si sfidano in un voto che deve risultare credibile: non solo agli occhi dei cittadini afghani, ma anche a quelli della comunità internazionale. Ma sullo svolgimento dello scrutinio c‘è l’ombra non solo di possibili brogli, ma anche dei rischi legati alla sicurezza.

Il ballottaggio non potrà essere perfetto, dice l’Onu. Il Segretario generale Ban Ki-Moon ha rifiutato di ridurre il numero dei seggi, ma 200 su 380 funzionari coinvolti nei brogli del primo turno saranno sostiuiti. Più del 60 percento dei circa 17 milioni di aventi diritto non si è presentato al voto del 20 agosto, stando alla Commissione elettorale Indipendente. Questo anche a causa delle minacce di violenza da parte dei taleban, che hanno intesificato le loro azioni. In occasione del primo turno, solo a Kabul ci sono stati cinque attentati, e ora ci si chiede se gli afgani abbiano ancora voglia di andare a votare. Tutto questo, mentre si attende una decisione sulla nuova strategia statunitense per l’Afghanistan. Barack Obama temporeggia, forse in attesa di capire cosa succederà il 7 novembre. La Casa Bianca non esclude del tutto, però, un annuncio da parte del Presidente, prima di quella data. I vertici militari Usa vogliono più uomini, 40.000, come richiesto dal generale Stanley McChrystal, comandante delle forte Usa e Nato in Afghanistan. Ma Obama non si è ancora pronunciato, consapevole dei rischi legati alla scelta di inviare rinforzi. Il dibattito è aperto, sulle due sponde dell’Atlantico, con i Paesi europei riluttanti a inviare altre truppe, se non con il preciso scopo di addestrare le forze afgane. “In linea di massima – spiega l’analista Greg Austin – l’unica via percorribile è quella di puntare a gestire il conflitto a livello nazionale. Gli afgani devono accollarsi la resaponsabilità di risolvere questo conflitto e raggiungere la pace nel Paese. Per questo fanno affidamento sul sostegno della comunità internazionale. Occorre però fare attenzione alla parola “Afghanizzazione”, che in termini politici ha un significato assai ampio”. Da parte sua, il Segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen ha accolto con favore la decisione di tenere il ballottaggio. Venerdì a Bratislava si terrà la riunione dell’Alleanza Atlantica, ma non ci saranno decisioni sul numero degli effettivi, ha fatto sapere. Attualmente i soldati stranieri presenti nel Paese sono 100.000. Prima occorre attendere i risultati. La Nato, e la comunità internazionale in genere, ha bisogno di avere a Kabul un partner affidabile. Concetto ribadito dalla Casa Bianca.