ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Ismail Kadaré : "Lasciai l'Albania per scoraggiare la dittatura"

Lettura in corso:

Ismail Kadaré : "Lasciai l'Albania per scoraggiare la dittatura"

Dimensioni di testo Aa Aa

Lo scrittore albanese Ismail Kadaré ha vinto quest’anno il premio Principe delle Asturie per le sue opere. L’autore più noto del suo Paese è riconosciuto a livello internazionale dagli anni Sessanta. Vive a Parigi dal 1990, quando in concomitanza con il crollo del muro di Berlino cade anche il regime di Tirana. La giuria descrive i suoi romanzi come una condanna aperta di ogni forma di totalitarismo.

euronews: Aveva dieci anni quando Enver Hoxha ha preso il potere e instaurato un regime totalitario in Albania. E’ dunque cresciuto con questo sistema politico. Per descrivere la sua scoperta della libertà lei ha detto che è passato attraverso la letterutura. Kadaré : “E’ molto semplice e anche logico: ho cominciato a scrivere quando avevo 11 anni. A quell’età nessuno è spinto alla letteratura per ragioni politiche o ideologiche. Io credevo di vivere in un Paese come tutti gli altri, non capivo che non ci fosse libertà. Ecco perché posso dire di essere andato verso la libertà passando per la letteratura, perché ho conosciuto la letteratura quando ancora non avevo alcuna idea di che cosa fosse la libertà. Ho capito che cosa fosse e quale fosse la situazione in Albania quando sono diventato studente. Ed è questo che dico nei miei scritti.” euronews: Come si è sviluppata la sua presa di coscienza del sistema totalitario?

Kadaré: “Non è stato difficile. Adesso si può immaginare che la cosa costituisse una grande scoperta. Ma no. Era immediato capire che l’Albania fosse un Paese con un difetto enorme: la mancanza di libertà. In Albania era possibile ascoltare le radio occidentali, addirittura vedere le tv occidentali. Non si può certo dire che non ci accorgessimo, che non sapessimo. Non eravamo ciechi, no in Albania non eravamo di certo ciechi. Il regime era molto duro, molto stalinista. La repressione era terribile. Ma ne eravamo consapevoli.”

euronews: Quest’anno si celebrano i 20 anni dalla caduta del muro, ma il 1989 è anche l’anno del massacro di piazza Tienammen. Lei viveva in un Paese che è stato prima alleato dell’Urss e successivamente della Cina, prima di isolarsi completamente: come ha vissuto questi due avvenimenti?

Kadaré: “Sicuramente si tratta di due avvenimenti che erano legati direttamente con il destino del mio Paese. Non soltanto io ma tutto il popolo albanese, tutti abbiamo seguito questi avvenimenti e ognuno ha tratto le sue conclusioni.”

euronews: Nel 1990 lei ha lasciato l’Albania per andare a Parigi. Perché in quell’anno?

Kadaré: “L’ho fatto con uno scopo ben preciso. L’Albania esitava ancora tra l’Occidente e la dittatura, tra lo spirito di libertà e quello della schiavitù. All’epoca ho imparato una cosa che non molti sapevano, un gioco molto ipocrita da parte del regime: avevano l’intenzione di allearsi con l’Unione sovietica e quando dico Unione sovietica non intendo quella di Gorbaciov, ma quella dei golpisti. Golpisti stalinisti che si stavano preparando a dare l’assalto al potere. Bisognava allora che io facessi qualcosa di eclatante: lasciare l’Albania, io che ero lo scrittore più noto del Paese dovevo trovare il modo di dire apertamente che la dittatura stava ancora mentendo. Dovevo farlo per incoraggiare la democrazia e scoraggiare la dittatura.”

euronews: Negli ultimi 20 anni ha preso le parti di un altro popolo albanofono, quello kosovaro, che adesso ha un suo Stato. La Spagna, che le ha attribuito il premio, fa parte dei Paesi che non hanno ancora riconosciuto il Kosovo. Che cosa si sente di dire al governo spagnolo?

Kadaré: “Io ho difeso la libertà del popolo kosovaro, cosa che avrei dovuto fare per tutti gli altri popoli. Non era affatto qualcosa di speciale, perché io sono albanese. Quella era una causa evidente, era uno scandalo che in Europa un popolo vivesse ancora in condizioni coloniali. La mia reputazione di scrittore poteva essere danneggiata per questo, perché non è facile per uno scrittore continuare a sostenere che la Jugoslavia debba essere punita per la terribile repressione operata in Kosovo. Non è facile per uno scrittore. Perché secondo i cliché gli scrittori devono essere contro qualsiasi punizione, i bombardamenti soprattutto. Per quello che concerne la Spagna, non so come abbiano giustificato il fatto di non accettare l’indipendenza del Kosovo. Penso che abbiano preso la decisione sui Balcani in base a logiche di politica interna.”

euronews: Credo che prima o poi Kosovo e Albania siano destinate all’unificazione?

Kadaré: “Credo che sicuramente esista una spinta all’unificazione, ma più a livello sentimentale, romantico… Non esiste a livello politico, nei programmi dei partiti per esempio. Non si può nemmeno per altro dire adesso che gli albanesi abbiano rinunciato all’idea che noi siamo una nazione. Ma con l’ingresso nell’Unione europea credo che la questione perderà di rilevanza. Non è più come prima che il Kosovo era separato dall’Albania e faceva parte di un altro Paese completamente straniero. Adesso l’Albania e il Kosovo aspirano ad andare verso l’Europa.”