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La mano pesante della Cina torna ad abbattersi sui rivoltosi dello XingJiang

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La mano pesante della Cina torna ad abbattersi sui rivoltosi dello XingJiang

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Il tribunale di Urumqi ha pronunciato sei nuove condanne a morte per le violenze interetniche scoppiate lo scorso luglio nella capitale della regione a maggioranza musulmana.

Tre di queste condanne sono state sospese per due anni al termine dei quali, in caso di buona condotta da parte dei detenuti, saranno commutate in ergastoli. I giudici hanno anche condannato tre altri imputati alla prigione a vita e altri cinque a pene detentive. In totale il numero di condannati a morte per gli scontri nello XingJiang, i più violenti da decenni in Cina, è di dodici. Nello XingJiang una parte dell’etnia Uigura, musulmana e di lingua turca, denuncia la discriminazione religiosa e culturale da parte delle autorità cinesi. La repressione è cresciuta negli ultimi anni nel quadro della lotta al terrorismo islamico portata avanti da Pechino. La regione è stata anche sconvolta demograficamente con l’invio massiccio di appartenenti all’etnia Han passati dal 6 al 40% della popolazione in una decina di anni. Nello XingJiang una parte dell’etnia Uigura, musulmana e di lingua turca, denuncia la discriminazione religiosa e culturale da parte delle autorità cinesi. La repressione è cresciuta negli ultimi anno nel quadro della lotta al terrorismo islamico portata avanti da Pechino. La regione è stata anche sconvolta demograficamente con l’invio massiccio di appartenenti all’etnia Han passati dal 6 al 40% della popolazione in una decina di anni.