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Cosa succederà dopo il Rapporto Goldstone?

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Cosa succederà dopo il Rapporto Goldstone?

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Il 27 dicembre del 2008 Israele lancia una serie di bombardamenti sulla Striscia di Gaza. Dureranno cinque giorni prima dell’intervento delle truppe di terra. L’obiettivo è di fermare una volta per tutte i lanci di missili sullo stato ebraico da parte di Hamas.

Le bombe israeliane colpiscono anche ospedali, scuole, case, sedi Onu. Hamas è accusata a sua volta di utilizzare i civili come scudi umani. La comunità internazionale condanna l’attacco israeliano e chiede lo stop alle ostilità. Il cessate il fuoco è dichiarato il 18 gennaio. Questo il bilancio dell’offensiva: 1400 morti, in maggioranza civili palestinesi. Cinquemila feriti, e danni per piu’ di seiecento milioni di euro. Il Consiglio dei diritti umani dell’Onu chiede l’apertura di un’inchiesta. Sarà coordinata da un giudice sudafricano: Richard Goldstone. Le conclusioni sono senza appello: lo stato ebraico ha commesso azioni paragonabili a crimini di guerra, se non contro l’umanità. Anche Hamas non è esente da colpe: il rapporto, come Bill Van Esveld, di Human Rights Watch, raccomanda che “sia Israele che Hamas debbano avviare un’inchiesta indipendente in merito alle accuse di crimini di guerra durante il conflitto a Gaza; se questo non avverrà entro sei mesi il dossier passerà dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu alla Corte Penale Internazionale.” Questo sulla carta. Nei fatti gli Stati Uniti, fedeli alleati di Israele, non vogliono che il rapporto finisca sul tavolo del Consiglio di Sicurezza e lasciano intendere di ricorrere al diritto di veto in caso si richieda un’inchiesta da parte della giustizia internazionale contro Israele. “Non nascondiamo, dice il vice ambasciatore Usa all’Onu Alejandro Wolff, le nostre preoccupazioni in merito al rapporto Goldstone, che ci pare non obiettivo nei confronti di Israele.” “Siamo accusati di questi crimini di guerra, terribili accuse che rigettiamo, gli fa eco l’ambasciatore israeliano Gabriela Shalev; noi stessi abbiamo indagato i fatti, e sono ancora all’esame ventitre dossier.” In ogni caso il governo di Tel Aviv ha preso le misure necessarie a tutelare i suoi militari contro eventuali azioni giudiziarie. Una commmissione ad hoc è pure al lavoro per dimostrare la colpevolezza anche di Hamas. Quanto ai generali coinvolti nell’offensiva sono diffidati dal recarsi all’estero.