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Il parlamento rumeno sfiducia il governo

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Il parlamento rumeno sfiducia il governo

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Per la prima volta dopo la caduta del regime comunista, il parlamento rumeno ha tolto la fiducia al governo in carica. Con 258 voti contrari e 176 favorevoli l’assemblea ha costretto alle dimissioni l’esecutivo, a poco più di un mese dalle elezioni presidenziali di novembre.

La crisi politica arriva mentre la Romania vive un difficile momento economico segnato dalla recessione e dalla perdita di potere d’acquisto di stipendi e salari. “Abbiamo perso una battaglia”, ha commentato il primo ministro Boc, “ma non perderemo la guerra. Restiamo fedeli ai principi di promuovere la giustizia, l’onestà e il buon senso nell’uso del denaro pubblico. Anche quando di parla di salari e pensioni”. Con le dimissioni di Boc, al capo dello stato, Traian Basescu, non resta che attribuire – probabilmente allo stesso premier uscente – un incarico per la formazione di un governo ad interim. Intatte invece restano le questioni alla base dello scontro politico, in primo luogo l’aumento dell’età pensionabile, che nelle intenzioni dell’esecutivo dovrebbe essere portata a 65 anni sia per gli uomini che per le donne. Una riforma che, com’era prevedibile, non raccoglie il sostegno ne’ dei sindacati, ne’ dell’opinione pubblica. Benché impopolare, la politica di forti tagli alla spesa pubblica è stata caldeggiata dal Fondo Monetario Internazionale. Appena la settimana scorsa oltre 800.000 dipendenti del settore pubblico rumeno avevano scioperato per 24 ore in segno di protesta per le misure di austerità.