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Armenia-Turchia: segnali di disgelo

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Armenia-Turchia: segnali di disgelo

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Da sedici anni piu’ di trecento chilometri di filo spinato separano l’Armenia dalla Turchia: è il simbolo dell’ostilità, quasi secolare, fra armeni e turchi. L’ultimo episodio risale al 1991, al momento del crollo dell’URSS. Sull’onda dei rivolgimenti geopolitici, Armenia e Azerbaidjan proclamano l’indipendenza; altrettanto fa il Nagorno-Karabach, regione autonoma a maggioranza armena appartenente pero’ all’Azerbaidjan.

I separatisti, sostenuti da Yerevan, puntano all’integrazione con l’Armenia, e nel ’91, dopo essere riusciti a controllare anche sette distretti in Azerbaidjan, proclamano l’indipendenza. La Turchia, che è corsa in aiuto all’alleato azero, chiude allora la frontiera con l’Armenia. Un anno dopo si firma una tregua, ma la controversia è ben lungi dall’essere risolta. E la breve guerra ha fatto 25mila morti e oltre un milione di rifugiati. Sabato scorso a Zurigo Turchia e Armenia hanno siglato un accordo mirato a ristabilire le relazioni diplomatiche tra i due paesi. Una firma sofferta, raggiunta in extremis dopo oltre tre ore di ulteriori trattative che hanno fatto slittare la cerimonia. Alla fine di Nagorno Karabakh non si parla nel documento finale: la Turchia esige sempre il ritiro delle truppe armene dall’enclave, come ha ribadito il premier turco Erdogan il giorno dopo la storica firma. “Se l’Armenia non si ritira dal suolo azero, la Turchia assumerà una posizione non positiva nei confronti dell’intera questione.” Gli armeni lamentano che l’accordo di Zurigo non fa menzione del massacro di un milione e mezzo di armeni per mano dell’Impero Ottomano nel corso della Prima guerra mondiale. Una sottocommissione di storici, è stato stabilito sabato, farà luce sui fatti, determinando se si è trattato, come sostiene l’Armenia, di genocidio. Grossi ostacoli dunque al superamento della disputa, anche se tanto Ankara che Yerevan hanno tutto l’interesse ad arrivare a un’intesa: per l’Armenia significa uscire dall’isolamento, per la Turchia acquistare credibilità agli occhi dell’Unione Europea.