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Politkovskaia, nessuna verità a 3 anni dalla morte

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Politkovskaia, nessuna verità a 3 anni dalla morte

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Nell’atrio del palazzo di Mosca in cui abitava, Anna Politkovskaia viene uccisa a colpi di pistola. Sono passati tre anni. Era il 7 ottobre, il giorno del compleanno di Vladimir Putin, allora Presidente.

Ad accorgersi del corpo di Anna accasciato dentro l’ascensore è una vicina. La polizia trova una Makàrov nove millimetri e quattro proiettili. Oggi i colpevoli sono ancora liberi e l’inchiesta è a un punto morto. L’opposizione, i critici del governo e della politica di Putin in Cecenia, la comunità internazionale sono nello sconcerto. L’uccisione di una donna che da anni si dedica ad inchieste sulla Cecenia, sul nepotismo e le violenze nell’esercito, sui rapimenti di Stato, aumenta la preoccupazione per i diritti in Russia. Putin attende tre giorni prima di toccare l’argomento. E’ in Germania, il giorno dei funerali di Politkovskaia: “Chiunque abbia commesso questo crimine” dice “qualunque siano le motivazioni, è un crimine orrendo, spaventoso per la sua crudezza. Non resterà impunito”. Oggi più che mai appaiono come parole di circostanza, secondo la famiglia, gli avvocati, gli amici di Politkovksaia, secondo le associazioni per i diritti umani e per molti colleghi giornalisti. L’inchiesta si è chiusa a giugno 2008: 4 i sospetti messi sotto processo. A porte chiuse. Ma a febbraio sono rilasciati per mancanza di prove. I fratelli Makhmudov e Sergei Khadzhikurbanov, ex dirigente della polizia moscovita, tornano sul banco degli imputati in agosto, dopo il ricorso della famiglia alla Corte Suprema. Il nuovo processo è unificato all’inchiesta sul presunto mandante dei killer, Rustam Makhmudov, tuttora latitante. Ma di progressi non se ne vedono. E negli ultimi tre anni la lista dei morti si è allungata, fino all’uccisione, in luglio, di Natalia Estemirova, amica di Politkovskaia, militante dei diritti umani, impegnata come lei nella denuncia degli abusi e delle violenze delle forze cecene contro i civili, critica contro il Presidente ceceno Ramzan Kadyrov, un fedele di Putin. Unico risultato processuale finora: Kadyrov ha vinto la causa per diffamazione contro l’Ong Memorial che gli imputava la responsabilità politico-morale dell’omicidio Estemirova.