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Divergenze sulla strategia in Afghanistan, difficile la posizione di Obama

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Divergenze sulla strategia in Afghanistan, difficile la posizione di Obama

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Per Barack Obama è una delle decisioni più difficili della sua presidenza. La strategia da seguire in Afghanistan e gli uomini necessari per perseguire tale strategia lo vedono stretto tra l’incudine e il martello, su più fronti. Su quello interno, c‘è chi vuole più militari sul terreno, primi tra tutti i generali, dall’altro chi contesta la presenza stessa nel Paese.

Sul versante esterno, un’Europa reticente a incrementare l’impegno, se non a certe condizioni. Ma Obama, anche col nuovo segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha insistito sulla necessità di cooperare. “Questa non è una battaglia americana- ha detto Obama. Questa è anche una missione Nato. Stiamo lavorando in modo attivo e diligente per consultarci con la Nato in ogni fase”. Dal canto suo Rasmussen sottolinea che occorre fare di più. Ricordando a Washington il pesante tributo pagato dagli alleati in Afghanistan, ora, ha detto, occorre concentrarsi sulla popolazione. Un approccio confermato all’inizio della settimana scorsa dai ministri della difesa dei Ventisette. L’unione europea è contraria a inviare altri uomini, propensa, invece, a concentrare gli sforzi degli occidentali nell’addestramento delle forze afgnane. I soldati statunitensi impegnati in Afghanistan sono 68000, 35.000 quelli degli altri Paesi, in gran parte europei, vale a dire il 40 percento degli effettivi. I vertici dell’esercito Usa vorrebbero altri 40.000 uomini. Per addestrare 130.000 soldati e 80.000 poliziotti afghani da qui al 2010, gli europei insistono invece sulla presenza di 17.000 addetti. Stando così le cose, l’impegno europeo non potrà che consistere nell’invio di addestratori. Per Obama, la situazione si fa difficile, con il generale Stanley McChrystal, che preme per avere ulteriori forze sul terreno. Da lui è partita la richiesta di 40.000 uomini supplementari. “Dobbiamo rovesciare la tendenza attuale, non è una questione di tempo – ha detto McChrystal. L’attesa non favorisce un esito positivo. Dobbiamo agire ora, il sostegno pubblico non durerà per sempre”. I soldati sul terreno sono in pericolo, sostiene McChrystal, l’invio di rinforzi è dunque l’unica soluzione. Date per lasciare il Paese non ce ne sono, ma gli americani sanno che gli europei resteranno il tempo necessario, ma di certo senza effettivi supplementari.