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Irlanda, il "sì" favorito dalla crisi

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Irlanda, il "sì" favorito dalla crisi

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I tassisti continuano a dire no al trattato di Lisbona: per questo hanno manifestato bloccando alcune strade di Dublino. Le concessioni fatte da Bruxelles per convincere gli elettori a votare “sì” non riguardano la politica europea delle liberalizzazioni: i tassisti, dunque, si aspettano di essere penalizzati. “Abbiamo già votato no 16 mesi fa – dice un tassista -. Perché ci rifanno ancora una volta la stessa domanda?”

A convincere molti irlandesi a cambiare idea e a orientarsi verso il “sì” è stata la crisi economica e il tasso di disoccupazione al 15 per cento. Un altro rifiuto potrebbe significare l’isolamento del Paese dal consesso europeo. “Voterò sì – dice una disoccupata -. Credo che sia bene per l’economia. Potremmo essere lasciati soli se diciamo no”. Un nuovo rifiuto del trattato sarebbe anche una mazzata per il governo del premier Brian Cowen, che già aveva dovuto incassare il primo “no” ad appena 5 settimane dall’inizio del suo mandato. L’Unione europea ha garantito che l’adozione del trattato non toccherà alcune specificità celtiche: come il divieto di abortire, la neutralità militare e le basse aliquote d’imposizione fiscale. Le condizioni, insomma, sono diverse da quelle di sedici mesi fa. Oggi l’Irlanda avrebbe molto di più da guadagnare assecondando la riforma delle istituzioni europee.