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La crisi dei 60 anni: il Consiglio d'Europa ha bisogno di riforme

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La crisi dei 60 anni: il Consiglio d'Europa ha bisogno di riforme

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Dopo 60 anni il Consiglio d’Europa dà segni di crisi. Guardiano dei diritti umani sembra poco ascoltato. Il neo segretario generale il norvegese Thorbjörn Jagland eredita un organismo vecchio.

I ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’Uomo, eletta dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, si sono moltiplicati, ma decine di migliaia di dossier non sono stati mai affrontati. “Non la definirei crisi”, afferma Thorbjörn Jagland, “si tratta di un’organizzazione vecchia che ha bisogno di essere riformata e adattata al mondo che cambia e questa è la sfida del Consiglio d’Europa”. Il Consiglio d’Europa conta oggi 47 membri. Fondato il 5 maggio 1949 da 10 Stati, ha come scopo la creazione di uno spazio democratico e giuridico comune in Europa. Le sue iniziative non sono vincolanti e vanno ratificate dagli Stati membri. Oggi soffre la concorrenza di altre istituzioni, come spiega Jean-Claude Mignon, membro dell’assemblea parlamentare: “Il Consiglio d’Europa è un’istituzione che non può essere sostituita. Siamo noi ad occuparci dei diritti dell’uomo ed è vero che ci stupisce vedere l’Unione Europea, il parlamento europeo – che ha altre cose da fare che trattare questioni che sono l’essenza, lo spirito, la ragion d’essere del Consiglio d’Europa – appropriarsi di questi temi”. La presenza della Russia non è vista di buon occhio da alcuni parlamentari. Una mozione ha chiesto di togliere il diritto di voto ai suoi 18 delegati per non aver rispettato due risoluzioni sul conflitto con la Georgia. Ma è stata respinta. “Se analizziamo l’elenco di firme contenute nella mozione vediamo che la maggior parte proviene dai Paesi baltici, la Polonia, l’Ucraina, e non va bene!”, dice Konstantin Kosachev, membro russo dell’assemblea parlamentare, “perché qui non si parla di determinati valori, ma si vuole colpire un determinato Paese”. Negli ultimi anni la Russia ha fatto ostruzione alla riforma della Corte europea dei diritti dell’Uomo e numerose condanne espresse dai magistrati riguardano casi di omicidio e di rapimento commessi nel Caucaso.