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Iran, sanzioni. L'Ovest spera di convincere i russi

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Iran, sanzioni. L'Ovest spera di convincere i russi

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L’Iran avrebbe parlato all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica dell’esistenza del suo secondo sito per l’arricchimento dell’uranio il 21 settembre. Appena in tempo: il 25 settembre l’esistenza del progetto è stata rivelata al pubblico dal palco dell’ONU. Pochi giorni dopo, la risposta dell’Iran con i test missilistici. Secondo Joseph Cirincione della fondazione statunitense Plougshares fund, una reazione scontata:

“Alle volte paesi come l’Iran o la Corea del nord, prima di fare concessioni, operano questo tipo di dimostrazioni di forza machiste per questioni di politica interna. Il presidente iraniano è in una posizione debole: c‘è la pressione internazionale e quella interna. In un certo senso non può evitare di fare concessioni”. Immediatamente dopo l’annuncio a New York, diverse voci internazionali si sono levate per scoraggiare un eventuale intervento armato unilaterale preventivo contro l’Iran, per esempio da parte di Israele, timore cui forse si riferiscono anche le esercitazioni di tiro iraniane. Per gli Stati Uniti il governo di Teheran mente sul nucleare e la scoperta del sito di Qom ne è la prova. Questa volta il presidente americano Barack Obama spera di tirare dalla propria parte ache russi e cinesi, che finora sono stati restii ad alzare troppo la voce con la Repubblica Islamica. Il gruppo dei 5+1 va all’imminente negoziato con atteggiamento costruttivo, ma a condizione che l’Iran sospenda il proprio programma di arricchimento dell’uranio, proprio ciò a cui l’Iran si oppone più strenuamente. L’Iran nega categoricamente di voler preparare la bomba e fa notare che l’AIEA non ha mai potuto concludere sul carattere militare degli esperimenti iraniani con l’uranio. All’ONU, la settimana scorsa, il presidente iraniano Ahmadinejad ha proposto la fine, per tutti, della corsa agli armamenti, la distruzione di tutte le armi non convenzionali e il diritto per tutte le nazioni del mondo di accedere alle tecnologie per il progresso dell’umanità. Ma gli occidentali non lo hanno preso sul serio.