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Eutanasia. Nuove regole in Gran Bretagna

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Eutanasia. Nuove regole in Gran Bretagna

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In Gran Bretagna il dibattito sull’eutanasia segna un nuovo passo in avanti. Accogliendo le richieste di chiarimenti avanzate da Debbie Purdy, una donna malata di sclerosi a placche che ha deciso di intraprendere la strada del suicidio assistito, il capo delle procure nazionali Keir Starmer ha dato ordine ai procuratori di aprire azioni legali nei confronti di un congiunto o di un amico solo in casi particolari.

Una decisione che Debbie Purdy ha accolto con soddisfazione: “viene stabilita – ha spiegato – una differenza chiara tra chi aiuta un malato terminale per ricavarne poi benefici personali e chi invece lo fa animato da spirito di compassione, rispettando la volontà di chi ha deciso di farla finita” Formalmente la legge del 1961 che considera un reato l’assistenza al suicidio non viene modificata. Nella pratica l’invito è quello di mostrarsi il piu possibile comprensivi di fronte ai casi in cui la volontà espressa dal malato terminale è chiara. Le associazioni che si oppongono all’eutanasia hanno invece espresso tutti i loro dubbi riguardo alla decisione di allargare le maglie della legislazione. Peter Saunders dell’associazione “Care not killing”: “I casi in cui si ipotizza un possibile il ricorso al suicidio assistito sono troppo numerosi. A questo punto possono riguardare anche i malati di Parkinson o di diabete. Chi ha malattie cardiache o è affetto da demenza senile. L’idea assunta per buona è che chi ama una persona sia anche sempre in grado di agire nell’interesse di questa stessa persona” La signora Purdy ha chiesto chiarimenti legislativi perchè intende, come già successo ad oltre 100 malati terminali britannici, ricorrere al suicidio assistito nella clinica svizzera Dignitas. Il suo timore era che il marito che la accompagnerà in questo ultimo viaggio potesse venire incriminato in base a una interpretazione letterale del testo di legge