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Indignazione per lo sgombero della "giungla", ma Besson difende

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Indignazione per lo sgombero della "giungla", ma Besson difende

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Londra plaude la posizione ferma e decisa di Parigi, ma lo sgombero della “giungla” di Calais suscita indignazione, a partire da quella dei socialisti francesi. La leader Martine Aubry ha definito “atto disumano”, un’operazione che il ministro dell’Immigrazione Eric Besson difende. “Il nostro obiettivo – dice Besson – non era quello di fermare il maggior numero di migranti sorprendendoli all’alba, ma di distruggere quello che è un centro del traffico di esseri umani”.

L’operazione era stata annunciata la scorsa settimana. Ad insorgere, non soltanto i socialisti, ma anche le organizzazioni umanitarie. “C’erano migranti che piangevano, singhiozzando, perché non se ne vogliono andare – spiega Myriam Rachih, di Catholic Aid. Comunque sia, sanno perfettamente che torneranno, anche la polizia lo sa. Torneranno. Ma farli andare via per liberarsi del problema non funziona. Il problema resta”. La Giungla è il principale accampamento vicino al porto francese sulla Manica. E stato costruito in seguito alla chiusura del centro della Croce Rossa di Sangatte nel 2002. Dan Hodges, del gruppo Refugee Action Group: “La cosa più oltraggiosa, è il modo in cui il governo francese, e altri governi in Europa hanno cercato di lavarsene le mani. Una sorta di grottesco scaricabarile di esseri umani senza prendere nemmeno tenere contro del sistema di asilo previsto dai loro Paesi e senza fornire loro il sostegno di cui hanno bisogno”. La “giungla” è il luogo simbolo dell’emergenza immigrazione, una piaga non solo per la Francia, ma per tutta l’Europa.