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Dick Roche: "Se l'Irlanda dovesse dire 'no' l'Europa si troverà a dover prendere una serie di decisioni molto difficili."

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Dick Roche: "Se l'Irlanda dovesse dire 'no' l'Europa si troverà a dover prendere una serie di decisioni molto difficili."

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Dick Roche è il Ministro irlandese per le questioni europee. La sua missione è anche di convincere gli irlandesi a votare ‘si’‘ al secondo referendum sul Trattato di Lisbona.

Il risultato è tutt’altro che scontato. L’attuale premier irlandese è oggi particolarmente impopolare. I fautori del ‘no’, per i quali nulla è cambiato dal 2008, data del primo referendum, accusano il governo di approfittare della crisi economica per spingere i cittadini a votare ‘si’‘. Nei sondaggi il ‘si’‘ è in vantaggio, ma Dick Roche non intende cantar vittoria prima del tempo. euronews – Signor Ministro, non è per sottoporLa a ulteriori pressioni, né Lei né il Suo governo, ma tra meno di una settimana, il 2 ottobre, l’Europa intera avrà gli occhi puntati sull’Irlanda. Come si sente? Dick Roche, Ministro irlandese per le questioni europee: “Le mentirei se negassi di essere un po’ sulle spine. L’esito di un referendum non è mai facile da prevedere. Ho fatto personalmente campagna elettorale, andando nelle case degli irlandesi. Sono stato in sette o otto contee, e devo dire che le impressioni sono migliori rispetto all’anno scorso. La gente è piu’ attenta alla questione. Per una piccola isola come l’Irlanda, che è fortemente dipendente dalle importazioni e dagli investimenti esteri, è vitale rimanere in Europa, da tutti i punti di vista. La crisi economica ha naturalmente catalizzato l’attenzione dei cittadini, ma non possiamo parcheggiarci nel settore degli euroscettici. E a mio avviso le concessioni e le garanzie fornite da Bruxelles sono ragionevoli, e tengono conto dei timori espressi durante la campagna per il referendum dell’anno scorso.” en – Garanzie non previste da quel primo referendum. DR: “Esatto, è importante dirlo, perché dopo quella consultazione abbiamo analizzato accuratamente come mai gli irlandesi abbiano votato no al Trattato di Lisbona, visto che siamo tra i piu’ euro-entusiasti dei Ventisette. A esaminare bene le cose ci si rende conto che la popolazione, al di là della preferenza espressa, di un si’, o di no, ma anche tra chi non è andato a votare, ebbene, l’80% della gente riteneva che essere adeguatamente rappresentati alla Commissione europea fosse fondamentale per un piccolo paese come l’Irlanda. Questo è stato dunque un primo elemento positivo emerso dalla nostra analisi.” en – Meno positiva è l’attuale impopolarità del primo ministro che ha toccato livelli record. Non teme che il referendum si trasformi in un voto di protesta contro di lui e il suo governo? DR: “Effettivamente ha ragione. Per il nostro partito i sondaggi non sono mai stati cosi’ negativi da quando esistiamo, e la nostra storia è lunga, ma secondo noi la gente è in grado di fare la distinzione. Recentemente facevo campagna elettorale nella mia città, a Bray, non lontano da Dublino, e la gente diceva: ‘certe vostre iniziative in quanto governo non ci stanno bene ma voteremo comunque si’‘. La gente sa benissimo che in futuro ci saranno le elezioni e che si potrà riflettere sull’operato positivo o meno del governo, e sull’eventualità che altri facciano meglio. Ma non è questo il momento.” en – I fautori del ‘no’ hanno contestato il fatto che il Suo governo abbia permesso alla Commissione Europea di intromettersi e imporre un nuovo referendum. DR: “Non è assolutamente vero. Si sa che basta dire una bugia, ripeterla continuamente, e alla fine la gente finirà per crederci, ma questo non fa di una menzogna la verità. L’atteggiamento dei capi di stato e di governo, e delle istituzioni europee, è stato estremamente rispettoso, su questo non vi sono dubbi. Ed è stato generalmente accettato che il popolo irlandese avesse cosi’ espresso il suo parere, e che in merito alla Costituzione esso sia la sola autorità sovrana; solamente il popolo puo’ emendare la Carta fondamentale. Lo ripeto, sono loro, i cittadini, ad avere l’autorità sovrana, e la loro opinione va rispettata.” en – Pero’ quando Lei dice che il popolo è sovrano e che questa è una democrazia, c‘è chi fa notare che al voto dell’anno scorso ha vinto il ‘no’, e che no significa no. Eppure adesso si chiede al popolo irlandese di esprimersi sullo stesso trattato. DR: “In questi casi mi piace raccontare una storia che mi riguarda. Sono un uomo fortunato, sono sposato con la stessa donna da piu’ di trent’anni. Ho dovuto chiederle di sposarmi piu’ di una volta prima che si decidesse a dire si’, e sono molto, molto contento di aver insistito. Oggi, per tornare al referendum, il contesto è diverso, e le condizioni sono diverse in quanto se votiamo ‘si’‘ anche l’Irlanda avrà un commissario. Quanto alle questioni dell’aborto, delle tasse, della neutralità, sono state continuamente tirate in ballo, erano su tutti i manifesti, negli annunci elettorali, sfruttati dalla campagna per il no. Ce ne siamo occupati. Oggi ci rivolgiamo di nuovo al popolo, proponiamo lo stesso trattato ma in un contesto diverso. Ovviamente il cambiamento maggiore è che si prevede un commissario per ciascuno stato membro.” en – Se pero’ votate ‘no’ non avete alcuna garanzia. DR: “Se votiamo ‘no’ la situazione è molto semplice. Oggi a fare giurisprudenza è il Trattato di Nizza, che prevede che coll’attuale numero di stati membri vi siano meno commissari rispetto al numero di stati aderenti all’Unione Europea. Noi irlandesi abbiamo ratificato quel trattato, come del resto hanno fatto tutti gli altri stati dell’Unione. Questa è la situazione e non la si potrà cambiare per quanto ci si sforzi. L’Europa si troverà a dover prendere una serie di decisioni molto difficili se l’Irlanda dovesse dire ‘no’. E una cosa è certa: se votassimo ‘no’, ci perderemmo tutti.” en – Il suo ministro degli esteri ha ripetuto che il governo non rassegnerà le dimissioni il 2 ottobre se il referendum non passasse. Un modo insolito per fare campagna a favore del ‘si’‘, quasi che volesse dire ‘se votate per il ‘si’‘ c‘è la possibilità che diamo le dimissioni’. DR: “No, non è proprio cosi’. Quando l’ha detto rispondeva a una domanda specifica, che non aveva nulla a che fare col referendum, ossia ‘se vince il no, rassegnerà le dimissioni?’. Ora, se uno risponde di si’ finisce per trasformare il referendum in una consultazione politica, e cosi’ non è. Il referendum pone un quesito sul Trattato di Lisbona – e basta. De Gaulle anni fa giustamente disse che il problema dei referendum è che danno risposte a quesiti diversi da quelli posti. E noi vogliamo far in modo che questo non accada. Perché come dicono i manifesti la ripresa economica dell’Irlanda inizia col ‘si’‘ al referendum. E’ verissimo. La ripresa inizia dal ‘si’‘. Idem per la ripresa europea. Questo è molto mportante, e non riguarda solo l’Irlanda. Riguarda ventisei altri stati membri e circa 490 milioni di europei. E’ nell’interesse di tutti che l’Europa diventi uno spazio piu’ democratico. E’ nell’interesse di tutti potere contare su istituzioni piu’ potenti. Ed è nell’interesse di tutti poter dire la nostra con maggior forza sulla scena mondiale. Sono queste le tre conseguenze al si’ al Trattato di Lisbona: piu’ democrazia, piu’ efficienza, piu’ efficacia. Ora, chi è contro tutto cio’?”