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Petrolio norvegese - un maxi tesoro sottoutilizzato?

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Petrolio norvegese - un maxi tesoro sottoutilizzato?

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Benedizione o maledizione? La gestione delle entrate assicurate dal petrolio divide la società norvegese, a tal punto che da un decennio ormai, a ogni nuova elezione, il governo uscente cade proprio sulla questione: che fare di questi denari?

La scoperta del primo giacimento nel Mare del Nord risale al 1969. Per trent’anni il Paese ha pagato gli investimenti per sviluppare il settore. Da una decina la Norvegia comincia a vederne i frutti grazie anche alla previdente classe dirigente di Oslo che nel ’90 ha creato un fondo pensioni, denominato “Fondo petrolio”, costituito da azioni e obligazioni straniere, da utilizzare il giorno in cui i giacimenti di petrolio e metano si esauriranno. Oggi quel fondo, ben piu’ di un tesoretto, vale circa trecento miliardi di euro. I partiti politici sono d’accordo per non spenderne piu’ del 4% all’anno da utilizzare, per esempio, per riequilibrare il deficit di bilancio. Crisi mondiale oblige, quest’anno il limite è stato fissato al 7%. Ma l’opposizione di destra, il Partito del Progresso, vorrebbe andare oltre. “In questo periodo pre-elettorale, dice Siv Jensen, ho sentito parlare da piu’ parti di un paese povero, eppure ogni anno registriamo un surplus enorme. Credo che dovremmo discutere della gestione di questi quattrini, dopo tutto i legittimi proprietari sono i cittadini.” Sarebbe uno spreco, ribatte il leader dei laburisti e primo ministro uscente Jens Stoltenberg. “Utilizzare le rendite del petrolio per perfezionare il welfare norvegese? ma no, si parla di utilizzare 50, 60 miliardi di corone per abbassare le tasse! E questo non significa certo nuovi ospedali o costruire nuove strade!” Di fatto buona parte della popolazione lamenta le lunghe file d’attesa negli ospedali, la scarsità di ospizi per anziani, tra l’altro nel Paese che registra il piu’ basso tasso di disoccupazione in Europa – il prossimo governo non potrà limitarsi a restare seduto sul maxi tesoro.