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Prime condanne, in Cina, per gli scontri nello Xinjiang

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Prime condanne, in Cina, per gli scontri nello Xinjiang

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Arrivano le prime tre sentenze, in Cina, per alcuni dei presunti artefici degli assalti con aghi e armi da taglio, che nell’ovest del Paese, nella regione dello Xinjiang, hanno alimentato, a luglio, sanguinosi scontri di stampo etnico.

La condanna piu’ pesante, inflitta ad un diciannovenne, è a 15 anni di carcere. Gli altri condannati sono un uomo di 34 anni e una donna di 22: rispettivamente a 10 e 7 anni di prigione. I tre appartengono all’etnia indipendentista degli uiguri, che in Cina è in minoranza. Altre cinque persone sono morte la scorsa settimana nella città Urumqi, capitale della regione occidentale, scossa ancora dalle violenze. Difficile è la convivenza tra uiguri e l’etnia predominante in Cina, quella degli han. Per gli scontri di luglio si parla di un bilancio, ancora incerto, di quasi 200 morti, in maggioranza di etnia han. Una serie di recenti manifestazioni ha chiesto le dimissioni del capo regionale del partito comunista, denunciando l’assenza di processi ai danni dei responsabili delle violenze delle ultime settimane. Pechino accusa gli uiguri di alimentare la tensione per sottrarre la regione al controllo del governo centrale. Nelle sentenze di condanna emesse oggi, tuttavia, non si menziona alcun movente politico.