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Il Caucaso settentrionale come una polveriera. Si indebolisce la presa del Cremlino

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Il Caucaso settentrionale come una polveriera. Si indebolisce la presa del Cremlino

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Si sono susseguiti anche nelle ultime ore gli attentati in Daghestan e Cecenia. E venerdi’ sera, in Inguscezia, un attentato suicida ad un posto di blocco ha ucciso un civile, ferendo 5 altre persone, tra cui 2 poliziotti.

Gli scoppi continui di violenza fanno temere la perdita di controllo da parte del governo di Mosca su tutta l’area. La capitale cecena, Grozny, resta blindata nonostante lo scorso 15 aprile il governo russo abbia annunciato la fine delle operazioni antiterrorismo. E nelle repubbliche vicine si fa strada e guadagna spazi di manovra il fronte dei ribelli: nazionalisti locali e gruppi islamici, questi ultimi in forte ascesa. Il conflitto russo-georgiano, di oltre un anno fa, ha alimentato il caos. I leader locali imposti da Mosca nelle varie regioni non sembrano godere di sufficiente consenso istituzionale. In Inguscezia, il presidente Yevkurov è rimasto ferito, a giugno, da un attentato, a pochi mesi dal suo insediamento voluto dal Cremlino. E in Cecenia, Kadyrov deve fronteggiare la crescente forza dei leader locali. A rendere anarchica la situazione di queste repubbliche è il farraginoso tessuto sociale: l’ostilità per il potere costituito è alimentata da un altissimo tasso di disoccupazione, che raggiunge talvolta il 50%. La preoccupazione internazionale cresce, specie dopo alcuni assassini eccellenti. In ultimo, a luglio, quello dell’attivista per i diritti umani Natalia Estemirova, rapita in Cecenia e trovata cadavere in Inguscezia.