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Cinque ministri degli esteri a Copenhagen, per stimolare l'UE sull'ambiente

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Cinque ministri degli esteri a Copenhagen, per stimolare l'UE sull'ambiente

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L’Europa deve impegnarsi di più, per chiedere impegno al resto del mondo: è più o meno questo il messaggio che viene oggi da Copenhagen, sede nel dicembre prossimo dell’atteso vertice mondiale per l’ambiente.

Proprio per preparare il vertice, e per stimolare l’Europa, cinque ministri degli esteri si sono incontrati nella capitale danese: Svezia, Danimarca, Finlandia, Francia e Gran Bretagna. E il britannico David Miliband è stato chiaro: “Siamo qui prima di tutto per lanciare l’allarme sul fatto che non ci sarà accordo alla conferenza di Copenhagen se non riusciremo a rilanciare la dinamica”, ha detto. L’Europa, per chiedere impegno ai Paesi in via di sviluppo, dovrà staccare un assegno consistente. Perché combattere contro il cambiamento climatico è dovere di tutti, ma c‘è chi se lo può permettere e chi no. “È essenzialmente un problema di sviluppo – dice il francese Bernard Kouchner -: la lotta al cambiamento climatico è legata allo sviluppo”. Da Bruxelles, intanto, arriva l’ultima stima della Commissione europea: i Paesi in via di sviluppo, per ridurre le emissioni di gas a effetto serra in modo efficace e nel rispetto dei piani proposti dall’Europa, avrebbero costi pari a circa 100 miliardi di euro all’anno. Cifre eccessive, per loro. L’Europa, secondo l’ultima proposta, è pronta a stanziare 15 miliardi annui. Troppo poco, secondo i Paesi africani.