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Israele: via libera al piano per nuovi insediamenti in Cisgiordania

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Israele: via libera al piano per nuovi insediamenti in Cisgiordania

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Ieri era arrivato il via libera definitivo del Consiglio dei ministri. Oggi Ehud Barak, responsabile della difesa, ha apposto la sua firma al piano israeliano per l’ampliamento degli insediamenti in Cisgiordania.

Gli avvertimenti formulati dall’Unione Europea e dalla Casa Bianca in cui si chiedeva a Benyamin Netanyahu di congelare l’espansione nei Territori palestinesi per poter far ripartire il processo di pace sono rimasti inascoltati. Alcuni dettagli chiariscono la strategia perseguita dal primo ministro. La promessa di ridislocare in Cisgiordania i coloni sfrattati dalla Striscia di Gaza verrà rispettata. Per molti di loro è previsto il trasferimento nella colonia di Melkiot. Un avamposto strategico nel cuore della valle del Giordano. Un area fertile a cui i palestinesi attribuiscono un importanza vitale proprio per la sua posizione lungo la frontiera orientale di quello che dovrebbe essere il loro futuro stato. Attualmente sparsi nelle oltre 100 colonie sorte ai quattro angoli della Cisgiordania vivono circa 300 mila persone. Il piano prevede la costruzione di 455 nuove unità abitative e il completamento di altri 2500 cantieri già aperti. Netanyahu ha pensato anche a Gerusalemme est dove la colonizzazione avanza a colpi di ruspe. Negli ultimi anni attorno al nucleo centrale abitato dai palestinesi sono sorti 12 nuovi quartieri dove si sono trasferiti 200 mila coloni. Il governo continua a ventilare una futura e non meglio precisata moratoria. Prima pero’ vuol mettere tutti, anche gli americani, davanti alla politica del fatto compiuto spiega Hanan Ashrawi storica esponente di Fatah: “Netanyahu sfrutta l’idea di una moratoria futura per prendere tempo. Intanto porta avanti con vari pretesti la politica di colonizzazione e in cambio pretende anche da noi delle concessioni” Alla fine della settimana l’emissario americano George Mitchell arriva in Medio Oriente. Il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha già fatto sapere che alla luce degli ultimi provvedimenti decisi dal governo israeliano la ripresa del dialogo tra le parti appare svuotata di senso