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Braccio di ferro tra Svizzera e Libia sulla detenzione di due cittadini elvetici

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Braccio di ferro tra Svizzera e Libia sulla detenzione di due cittadini elvetici

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È guerra di nervi tra la Confederazione svizzera e la Libia, dopo che nemmeno il recente viaggio di scuse del capo dello stato elvetico a Tripoli è bastato a riportare il sereno nei rapporti bilaterali.

In ballo c‘è la detenzione in Libia di due cittadini svizzeri, che Berna considera degli ostaggi di fatto: una sorta di braccio di ferro sullo sfondo dei rapporti stabiliti dalla dipendenza energetica della Confederazione dal paese mediterraneo. Un braccio di ferro reso ancora più duro dalle recenti uscite del ministro degli esteri libico, che ha provocatoriamente proposto all’Onu di discutere della cancellazione della Svizzera, e dei media elvetici, che hanno pubblicato le foto segnaletiche scattate al figlio del colonnello Gheddafi, in occasione del suo arresto per maltrattamenti a una domestica, a Ginevra. Proprio l’arresto di Hannibal Gheddafi, nel luglio 2008, mise in moto una catena di ritorsioni sia diplomatiche che economiche. Per tentare di mettere la parola fine alla vicenda, Berna presentò, inutilmente, scuse formali al governo libico.