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Irlanda: in calo il "sì" per il referendum sul Trattato di Lisbona

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Irlanda: in calo il "sì" per il referendum sul Trattato di Lisbona

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Occhi puntati sull’Irlanda, sempre di più: a campagna refendaria appena iniziata, sale subito la tensione, dopo la pubblicazione di un sondaggio che dà in forte calo il fronte del “sì” al Trattato di Lisbona, e in crescita gli indecisi. Il Trattato di Lisbona era stato bloccato dal “no” irlandese in un referendum del giugno 2008, gli irlandesi tornano al voto e Bruxelles spera che abbiano cambiato idea:

“Continuo a sperare che gli irlandesi dicano di sì al trattato di Lisbona… dopo tutte le concessioni che gli altri Stati membri hanno fatto per rispondere ai problemi sollevati in occasione del referendum precedente. L’Irlanda ha beneficiato molto della solidarietà europea. Per dare un’idea: l’Irlanda contribuisce solo per l’1% al Prodotto Interno Lordo europeo, ma ha avuto il 15% delle riserve della Banca Centrale Europea. Se l’Irlanda non fosse stata nell’Euro, se non fosse stata nell’Unione europea, si sarebbe ritrovata in una bancarotta come quella islandese” Il “sì”, secondo l’ultimo sondaggio, è in calo di otto punti, ed è ormai al 46%, mentre il “no” sale di un punto al 29%, e crescono del sette per cento gli indecisi, ora un quarto della popolazione. Peserebbero dubbi sugli accordi raggiunti in sede europea, ma soprattutto, ad allontanare i cittadini dal voto, sarebbe una delusione dell’elettorato nei confronti del governo irlandese. Per il premier, Brian Cowen, un’altra sconfitta sarebbe disastrosa, perché si è impegnato in prima persona sia nella campagna per il “sì”, sia nelle garanzie offerte alla controparte europea. Il “no” sarebbe ragione di crisi politica in Irlanda, ma bloccherebbe anche definitivamente il Trattato di Lisbona. Ma anche una vittoria del “sì” con una partecipazione scarsa, come quella che sembra profilarsi, non potrebbe definirsi un successo.