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Cinque anni dopo l'assedio di Beslan, per le famiglie ancora nessuna verità sul massacro

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Cinque anni dopo l'assedio di Beslan, per le famiglie ancora nessuna verità sul massacro

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Il dolore e la ricerca della verità cinque anni dopo il massacro nella scuola numero uno di Beslan, in Ossezia del Nord.

L’assedio cominciato il primo settembre del 2004 si concluse con la morte di 333 persone, in gran parte bambini. Secondo le famiglie delle vittime le autorità non hanno indagato a fondo, l’inchiesta giudiziaria è stata rinviata decine di volte. L’associazione “Voice of Beslan” intende portare il governo russo, che accusa di non aver negoziato con i terroristi per evitare la strage, davanti alla Corte Europea dei diritti umani: “Beslan non ha portato ad una svolta nel senso di rendere più debole il terrorismo”, ha affermato Ella Kesayeva, che dirige l’ong. “Questo ha conosciuto un breve periodo di calma, ma ora è di nuovo in crescita. E questo sta accadendo perché la lezione non è stata appresa, i colpevoli non sono stati puniti, il sistema che ha portato alla tragedia di Beslan è ancora in piedi”. Cinque anni fa un commando prese in ostaggio oltre mille persone tra alunni, insegnanti e genitori, nel primo giorno di scuola. Due giorni dopo intervennero le forze di sicurezza russe, e questo resta uno dei punti più controversi della vicenda. Se un’inchiesta parlamentare attribuisce le esplosioni all’interno della scuola a ordigni collocati dai terroristi, le famiglie delle vittime ritengono che siano stati gli spari dei reparti speciali a provocare gli incendi innescando la carneficina.