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Moby: l'interesse nazionale convincerà i governi a difendere l'ambiente


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Moby: l'interesse nazionale convincerà i governi a difendere l'ambiente

Sensibilizzare i giovani sui cambiamenti climatici. Per riuscirci, la Commissione europea punta sulla musica, con la campagna Play to stop. Il musicista e dj Moby ha dato il via all’iniziativa. Euronews lo ha incontrato a Stoccolma, in occasione del suo concerto.

Euronews: Buongiorno Moby e grazie per questa intervista. Perché ha partecipato alla campagna Play to stop? Moby: “Sono un ambientalista da parecchio tempo ormai. I miei genitori erano hippies, all’ambiente ci tenevano. Io sto portando avanti diverse battaglie, ma quella che ritengo più importante è contro i cambiamenti climatici perché è il fattore che più di ogni altro potrebbe incidere drasticamente sulla vita di tutti gli esseri umani sul pianeta. Senza voler essere melodrammatico, penso che questa questione potrebbe anche alterare il corso della storia dell’uomo, in modi molto negativi, ma anche in modi positivi”. Euronews: A suo parere, i governi fanno abbastanza per lottare contro i cambiamenti climatici? Moby: “Mi dispiace dirlo, ma penso che i governi non stiano facendo niente per combattere i cambiamenti climatici. Al contrario, continuano a sostenere vecchi modelli industriali e a finanziare le compagnie petrolifere. E a mio parere, se si vuole fare in modo che la gente si occupi del problema dei cambiamenti climatici bisogna solleticare il loro interesse personale. E’ molto semplice: quando qualcuno in Francia, o in Belgio, o in Germania, compra combustibile, o fa un pieno di benzina, di fatto sta inviando soldi a un paese estero. Li invia al Venezuela, agli Emirati arabi Uniti, all’Iran. Quando si sviluppano fonti locali di energia, come centrali idriche, o geotermiche, eoliche o solari, i soldi restano nel proprio paese. E servono per sostenere le imprese locali. E’ questo, secondo me, il modo migliore per destare l’interesse nei cambiamenti climatici. Bisogna dire alla gente: “Non inviate i soldi all’estero”. “Sostenete le imprese locali, sostenete le imprese che non inquinano”… altrimenti diventa molto difficile per i governi fare qualcosa per combattere i cambiamenti climatici. A quanto pare, non ne soffriremo gli effetti per i prossimi 40 o 50 anni. Quindi per quale motivo i governi dovrebbero occuparsene? Ma se si presenta la questione come un modo per creare posti di lavoro e rafforzare l’economia nazionale, penso che i governi abbiano più interesse ad agire contro i cambiamenti climatici”. Euronews: Nella sua vita privata, che cosa fa per salvaguardare l’ambiente? Moby: “Beh, non lo dico per vantare le mie credenziali ambientaliste, ma non so come potrei condurre una vita più verde di questa. Non ho una macchina, uso i mezzi pubblici, sono un vegano, cerco di mangiare cibi biologici e prodotti locali ogni volta che posso, vivo in un appartamento, e questo è molto più responabile che abitare in una casa. Mi sforzo di essere quanto più eco-responsabile possibile. Ma affinché questi comportamenti eco-responsabili abbiano un qualche impatto non devono restare isolati. Se io sono eco-responsabile, e sono l’unico, allora non significa niente. Se oltre a me lo sono anche un centinaio di milioni di persone, allora questo significa moltissimo. Ecco perché non ha senso sbandierare le proprie credenziali ambientalistiche fin tanto che si resta isolati. Se invece riesco a convincere un centinaio di milioni di persone a fare come me, allora potrò dire di essere stato un fattore di cambiamento. Quando sono in tourné, cerco di organizzarle senza aumentare le emissioni di anidride carbonica, perché voglio mantenere un comportamento eco-responsabile. Ma anche in questo caso, sarebbe bello se ogni musicista accettasse di fare altrettanto. Le emissioni di Co2 prodotte da tutti i musicisti della terra sono meno dello 0,001% delle emissioni che la Cina produce in un giorno solo. Quindi penso che sia importante fare tourné eco-responsabili, ma è più importante guardare alle emissioni industriali nell’Unione europea, negli Stati Uniti, in Cina e in India… Abbiamo poco tempo a disposizione e una quantità di energia limitata, perciò dobbiamo concentrarci sugli esempi eclatanti di irresponsabilità ambientale”. Euronews: La sorprendono i forti attacchi contro la riforma Obama del sistema sanitario pubblico negli Stati Uniti? Moby: “Gli attacchi alla riforma sanitaria di Obama mi sembrano una farsa surrealista. E’ come una commedia di Ionesco, il drammaturgo… è un’assurda farsa dadaista… Quello che voglio dire è che sfortunatamente gli Stati Uniti hanno una lunga tradizione di arroganza, ignoranza e misure inique. Ma gli attacchi al progetto di riforma sanitaria di Obama sono davvero frutto di ignoranza e sono finanziati dalle compagnie assicuratrici. Il mio aneddoto preferito sugli attacchi alla riforma Obama negli Stati Uniti è questo: un deputato americano, invitato a un incontro con alcuni cittadini anziani di area conservatrice, ha posto una semplice domanda: “Chi di voi è contrario alla sanità socializzata? Tutti hanno alzato la mano. Allora ha chiesto: “Chi di voi dipende da medicaid e da medicare?” E tutti hanno alzato la mano. Ma medicaid e medicare sono sistemi sanitari socializzati. Quindi, ciò che mi stupisce è quanto siano feroci le critiche contro Obama e la sua riforma sanitaria, quello che invece non mi stupisce è quanto gli americani si confermino ignoranti. Gli americani non mi sorprendranno mai abbastanza per la loro capacità di essere arrabbiati e ignoranti al tempo stesso”. Euronews: Qual‘è la responsabilità dei lobbisti per questi attacchi? Moby: “Ci sono molti gruppi di interesse che si daranno da fare per proteggere i loro affari. Oggi, le compagnie che offrono assicurazioni mediche fanno opera di lobbying per mantenere il sistema sanitario così com‘è. Queste compagnie stanno spendendo milioni di dollari perché le cose rimangano come sono, perché il sistema attuale è per loro molto lucrativo. La stessa cosa avviene per i cambiamenti climatici: le grandi compagnie petrolifere come Bp, Shell, Exxon Mobil, insomma le più grandi corporation del pianeta, stanno spendendo centinaia di milioni di dollari per mantenere le cose come sono. Sfortunatamente, lo stato attuale delle cose è pessimo. Lo status quo del sistema sanitario negli Stati Uniti è disastroso, e anche lo status quo della produzione petrolifera, della produzione energetica in generale, è disastroso per l’ambiente… E’ un disastro, ma è un disastro che rende bene, tanto alle imprese che vendono assicurazioni sanitarie in America, quanto alle compagnie petrolifere nel resto del mondo”.
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