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Il dilemma di Netanyahu

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Il dilemma di Netanyahu

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Ci sono ragioni che la comunità internazionale non può (o non vuole) ascoltare, ma ci sono ragioni interne che Netanyahu deve ascoltare, prime fra tutte quelle della sua eterogenea coalizione di governo.

Ma cominciamo dai desiderata ufficiali di americani e britannici: bloccare la costruzione degli insediamenti ebraici nei Territori, come chiedono i palestinesi per ritornare a trattare. Stessa richiesta da parte del presidente francese, che come europei e americani auspica un incontro Abbas – Netanyhau alla prossima Assemblea Generale dell’Onu a settembre. “Mi auguro che l’incontro tra il primo ministro israeliano e George Mitchell, l’inviato del presidente statunitense, abbia come risultato… l’avrete capito che anche se la mia amicizia nei confronti di Israele è nota io dico come la penso…. mi auguro che l’incontro si concretizzi nella fine della colonizzazione.” Ieri, una delegazione internazionale – ne facevano parte, fra gli altri, l’ex presidente Usa Carter e il premio nobel per la pace Desmund Tutu – ha incontrato a Gerusalemme il presidente israeliano per sostenere la causa della pace. Ne hanno ottenuto dichiarazioni già note. “Benyamin Netanyahu diceva di recente che i Palestinesi debbono riconoscere Israele in quanto stato ebraico; ha pure detto che Israele riconoscerà la Palestina quale stato arabo. Del resto nel ’47 le Nazioni Unite parlarono di due stati: uno stato arabo e uno stato ebraico.” Il dilemma di Netanyahu è di origine interna, nazionale. La questione delle colonie rischia di mandare il suo governo a gambe all’aria, diviso com‘è tra i laburisti alla difesa e l’estrema destra agli esteri, incurante delle pressioni internazionali. “Né l’imposizione di una data artificiale, ha detto Daniel Ayalon, vice ministro degli esteri, né una scadenza fissata arbitrariamente funzioneranno, né mai hanno funzionato in passato. Cio’ che renderà possibile lo stato palestinese è la fine del conflitto, la fine di tutte le rivendicazioni palestinesi.” Alcuni laburisti chiedono invece di sfrattare entro ottobre gli abitanti di 23 colonie abusive in Cisgiordania, come già fatto nel duemilacinque. Se Netanyahu non lo farà la fronda Labour potrebbe lasciare la coalizione di governo. E questo spiega, almeno in parte, l’apparente titubanza del premier israeliano.