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Festa a Tripoli per il rientro di al-Megrahi

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Festa a Tripoli per il rientro di al-Megrahi

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Non solo una palese vittoria per la Libia di Gheddafi ma una vittoria enfatizzata dai festeggiamenti.

La liberazione e il rientro in patria dell’ex agente Abdelbaset al-Megrahi, condannato per la strage di Lockerbie e malato terminale di cancro, è un segno in più del pieno reintegro di Tripoli nella comunità internazionale dopo anni di isolamento ed accuse di terrorismo. “Dico grazie ai nostri amici, il Premier britannico Brown, il suo governo, la regina Elisabetta, il Principe Andrew, che hanno contribuito a questa storica decisione, nonostante tutti gli ostacoli” ha detto il colonnello Muammar Gheddafi. Le accuse ad al-Megrahi, a discapito delle critiche di molti dei familiari delle 270 vittime dell’attentato, in gran parte statunitensi, hanno lasciato spazio alle ragioni umanitarie verso il detenuto che scontava l’ergastolo in Scozia, permettendo il suo rimpatrio giovedì. Ma sulla decisione della giustizia britannica avrebbe pesato soprattutto la volontà di un gesto distensivo che apra la strada a nuovi rapporti commerciali con il Paese, strategico per le forniture di petrolio. Già al G8 de L’Aquila la stretta di mano tra Obama e il leader libico e i contatti tra questi e Gordon Brown avevano dato la misura dei nuovi equilibrii. Al-Megrahi assicura che dedicherà quel che gli resta da vivere per dimostrare la sua estraneità all’attentato al volo Pan Am, esploso nei cieli scozzesi nel 1988.