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Il Sudafrica solidale con Caster Semenya

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Il Sudafrica solidale con Caster Semenya

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Quando gli 800 piani donne sono corsi e vinti da chi, secondo alcuni, non spicca per femminilità. Col caso di Caster Semenya il tema della divisione tra i generi irrompe nel mondo dell’atletica leggera e nella cultura sportiva in generale, che deve fare i conti con due sole categorie.

Ai mondiali di Berlino come in Sudafrica l’attenzione è calamitata dai test che la Federazione Internazionale di Atletica ha avviato sull’atleta originaria di Mamelodi, vicino a Pretoria. Test che scatenano l’indignazione del padre: “La sua struttura fisica è come quella di un uomo, è fatta come me, ha la mia corporatura, cosa vuol dire. Non mi va giù che la sottopongano a test del genere, offendono me, offendono la nostra cultura. E’ in insulto”. Semenya ha bruciato gli 800 in 1’55“45, quindici metri davanti alla keniota Busienei, medaglia d’argento. “Sono invidiosi perchè ha vinto” dice un’amica di Caster. “Sono bugie, Caster è una ragazza, lo so, sono fiera di lei e lei è fiera di essere donna” assicura una cugina. I progressi di Semenya sono rapidi ed evidenti: il 31 luglio aveva battuto il suo personale di 8 secondi. L’altro ieri lo ha migliorato ancora di un secondo e mezzo. Ora il solo rischio per lei, appena diciottenne, sono i contraccolpi psicologici della polemica in corso.