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Episodi di violenza aprono il voto afghano

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Episodi di violenza aprono il voto afghano

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Una sparatoria tra presunti attentatori e forze di sicurezza è l’ultimo atto di violenza nell’Afghanistan che sta votando in queste ore. Due ribelli sono stati uccisi. I punti strategici del Paese sono presidiati, i negozi, le banche, gli uffici pubblici chiusi. Ai seggi, le donne poliziotto scrutano sotto i burqua. Il pericolo potrebbe nascondersi anche qui.

Hamid Karzai ha votato vicino al Palazzo presidenziale della capitale. Lo ha fatto mezz’ora dopo l’apertura dei seggi, chiedendo ai suoi connazionali di mobilitarsi per decidere il loro futuro. “E’ la seconda elezione presidenziale in Afghanistan – ha detto – e sono sicuro che, se Dio lo vorrà, sarà per la pace, per il progresso e per il benessere degli Afghani”. Il Presidente uscente ha esortato gli afghani a votare. Sono circa diciassette milioni gli aventi diritto. A chiusura dei seggi si capirà quanti di loro avranno sfidato le intimidazioni del taleban. Karzai spera in una riconferma. Ma il suo principale rivale, Abdullah Abdullah, l’ex ministro degli Esteri, è in forte crescita nei sondaggi e potrebbe trascinarlo al secondo turno. “Sono preoccupato – ha detto – per la violenza di oggi, per la sicurezza, ma in generale sono ottimista”. Sono circa seimila i seggi aperti in tutto il Paese. Quasi trecentomila le forze di sicurezza, tra quelle internazionali e quelle aghane, dispiegate su tutto il territorio. Episodi di violenza si segnalano un po’ ovunque, ma il governo di Kabul ha chiesto esplicitamente ai media locali e internazionali di non parlarne, per non scoraggiare gli elettori.