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Le sfide economiche dell'Iran

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Le sfide economiche dell'Iran

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Dove va l’economia iraniana: è la questione che si pongono i notabili del regime a Teheran, ma non solo. Mahmoud Ahmadinejad, vincitore molto contestato delle elezioni lo scorso 12 giugno, non ha certo fatto prova di lungimiranza durante i quattro anni del precedente mandato.

Sotto la sua presidenza il tasso di disoccupazione è salito dal 10,5% all’attuale 17% colpendo in particolare i giovani sotto i trenta anni, che rappresentano il due terzi della popolazione. Oggi un iraniano su cinque, circa 14 milioni su 70 milioni, è povero. E dire che l’Iran possiede l’11% delle riserve petrolifere mondiale. E’ la sua forza, ma anche il suo handicap: quarto paese esportatore di oro nero, un’attività che consente all’amministrazione di portare in cassa il 60% degli incassi totali. Quando le quotazione del petrolio sono passate da circa 150 dollari il barile ai 32 dollari l’Iran ha pagato un prezzo forte . Senza dimenticare la corruzione e la distribuzione di sussidi alle fasce sociali piu’ deboli. In altri termini il costo della vita si é letteralmente impennato passando dall’11% all’attuale 25%. Il problema delle infrastrutture resta sempre irrisolto: nonostante la manna petrolifera gli investitori internazionali nicchiano a venire da queste parti dove le crociate anti occidentaali sono moneta corrente e le minacce nuclerari ricorrenti. Risultato le grandi banche internazionali fanno finta di non sentire gli appelli provenienti dall’Iran. Un contesto che invita alla prudenza. Come ha sottolineato il Fondo Monetario Internazionale che ha stimato al 3,2% il tasso di crescita massimo per il 2009 contro l’8% previsto solo due anni fa