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Abbas: pace con Israele, ma le armi come extrema ratio

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Abbas: pace con Israele, ma le armi come extrema ratio

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Perseguiamo la pace ma se necessario resta la lotta armata. Il Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmud Abbas apre con queste parole il sesto congresso di al-Fatah, il suo partito. Un congresso storico, il primo da 20 anni a questa parte. Il primo senza Yasser Arafat. Per 3 giorni membri e gerarchie del partito sono a Betlemme, in Cisgiordania:

“Il nostro impegno è per la pace con Israele, ma ci riserviamo il diritto alla resistenza prevista dalle leggi internazionali” ha detto Abbas. Là dove il termine “resistenza” implica la lotta armata qualora lo Stato ebraico non segua la via del negoziato. A Betlemme Abbas si gioca le ultime carte come interlocutore credibile per il dialogo con lo Stato ebraico. Soluzione dei due Stati e Gerusalemme città eterna dei palestinesi restano punti irrinunciabili. “Questo è un nuovo inizio. Ne saremo capaci? E’ la domanda che i membri di al-Fatah devono porsi in questo congresso” ha sottolineato il Presidente dell’Anp. Ma in ballo ci sono anche gli assai critici equilibrii interpalestinesi. In particolare le relazioni con la fazione islamica radicale di Hamas, al potere nella Striscia di Gaza, de facto antagonista di al-Fatah. “Le dichiarazioni di Abbas sul movimento di Hamas riflettono la sua disonestà e capacità di distorcere i fatti” dice Ayman Taha, leader radicale. “Come Presidente non è all’altezza. Dimostra una volontà morbosa che emana da una visione cieca e parziale, a ennesima riprova della sua illegittimità come rappresentante del popolo palestinese”. Premesse assai traballanti su cui costruire l’unità politica palestinese come base per la creazione di uno Stato indipendente.