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Critiche al processo in corso a Teheran

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Critiche al processo in corso a Teheran

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Un processo farsa, confessioni ottenute con la tortura. Dall’ex presidente Mohammad Khatami all’ex candidato presidenziale Mir Hossein Moussavi, è un coro di accuse quello che si è levato contro il processo in Iran ai manifestanti arrestati nei disordini post-elettorali. A riprendere il primo sabato di udienze c’era la tv di stato.

Moussavi ha parlato di “confessioni che ricordano le torture medievali”, nel giorno in cui è stata diffusa la notizia che un gruppo di deputati iraniani lo ha denunciato per attività estremiste. Dal canto suo Khatami, sostenitore di Moussavi nella corsa presidenziale, ha parlato di un processo contrario alla Costituzione, alla legge e ai diritti dei cittadini. Una farsa, come si legge sul suo sito web. Quello in corso a Teheran è il più grande processo mai celebrato dalla Rivoluzione del 1979. Tra gli imputati, ex ministri, ex vicepresidenti, parlamentari, giornalisti. Devono rispondere, tra l’altro, di avere cercato di rovesciare il regime con una “Rivoluzione di velluto”. Si va da cinque anni di carcere alla pena di morte. Le udienze sono iniziate a pochi giorni dall’insediamento di Mahmoud Ahmadinejad per il suo secondo mandato. Su cui peseranno la violenza esplosa dopo il voto, i morti e l’ondata di arresti che ne sono seguiti.