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Suicidio assistito, vittoria legale per Debbie Purdy

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Suicidio assistito, vittoria legale per Debbie Purdy

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Per qualcuno che si batte per poter morire il sorriso raggiante di Debbie Purdy potrà sembrare strano. Ma questa cittadina britannica di 46 anni condannata su una seggiola a rotelle dalla sclerosi a placche ha appena ottenuto una significativa vittoria presso la giustizia britannica. La più alta istanza del Regno ha confermato che la legge deve chiarire se il marito possa o meno accompagnarla in Svizzera per praticare il suicidio assistito senza essere poi perseguito.

“I 5 giudici hanno chiesto alla procura di rendere chiara la legge” spiega. “Presso Dignitas, l’associazione svizzera che aiuta chi vuole morire, si trovano 800 persone. Se ciascuna è accompagnata da 2 membri della famiglia, significa che 2.500 persone devono sapere come comportarsi”. Debbie Purdy ha perso diversi appelli prima del giudizio dell’equivalente della Corte Suprema. Il marito, il violinista cubano Omar Puente, intende accompagnarla in Svizzera qualora le sue condizioni peggiorassero radicalmente. Ma per il Regno Unito l’eutanasia è illegale. Secondo alcuni la battaglia della Purdy rischia di rendere più rigida la legge che finora appllica una tacita tolleranza nei confronti dei cosiddetti viaggi della morte.