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Proteste cinesi contro Tokyo per la visita della leader uighura in esilio

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Proteste cinesi contro Tokyo per la visita della leader uighura in esilio

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La questione della minoranza uighura resta una spina nel fianco per Pechino. I dirigenti cinesi sono accusati di aver fatto sparire diecimila persone in una notte durante i violenti scontri ai primi di luglio nello Xingjiang.

Se le autorità di Pechino parlano di 197 morti in tutto, la leader della dissidenza uighura, Rebiya Kadeer, denuncia la scomparsa di migilaia di persone. La donna vive in esilio negli Stati Uniti dal 2005. Il suo arrivo in Giappone ha provocato le proteste dell’ambasciatore cinese a Tokyo. “Siamo delusi e confusi dalla reazione statunitense rispetto a questo violenze. L’abbiamo trovata molto fredda – ha detto la Kadeer -. Solo la Turchia ha condannato la Cina, il resto del mondo è stato zitto. Sono venuta qui in Giappo per chiedere alla gente e al governo di aiutarci a provare questi fatti”. Gli uighuri, minoranza in Cina ma maggioritari nel nordovest del Paese, sono musulmani e turcofoni. Pechino insiste nel dire che quanto accade nello Xingjiang è una questione esclusivamente interna. Secondo le autorità cinesi le violenze d’inizio mese sono state fomentate da dissidenti basati all’estero