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Moldova: nuove elezioni, vecchi timori

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Moldova: nuove elezioni, vecchi timori

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A soli tre mesi dalle ultime politiche i moldavi sono ritornati alla urne. Le elezioni di aprile hanno partorito un Parlamento senza una maggioranza assoluta. Vista l’impossibilità di formare un governo e di trovare un accordo per eleggere un nuovo Presidente della Repubblica, il capo dello Stato, Vladimir Voronin, ha sciolto l’Assemblea e indetto elezioni anticipate.

“Non credo che lo scenario che abbiamo vissuto in questi mesi possa ripresentarsi e che la Moldova possa ritrovarsi una seconda volta in una situazione del genere”. Il partito comunista di Voronin ha vinto le elezioni di aprile ma non ha ottenuto la maggioranza assoluta. L’opposizione lo invita a farsi da parte. Esplicito il leader del partito democratico, Marian Lupu. “Il solo messaggio che vogliamo inviargli è questo: è arrivato il momento di andarsene”. Sulla regolarità del voto hanno vigilato piú di 3 mila osservatori internazionali. In realtà il rischio che si riproduca il caos che ha portato il Paese sulla soglia della guerra civile è alto. Difficile che il partito comunista, pur favorito, possa ottenere dalle urne la legittimità a governare da solo. Improbabile che l’opposizione filo-occidentale accetti compromessi. La piccola ex repubblica sovietica (4,3 milioni di abitanti, 2 milioni e mezzo di elettori) ha convissuto negli ultimi mesi con la violenza. Gli oppositori di Voronin hanno contestato la vittoria del partito comunista alle elezioni di aprile e i contrasti dal Parlamento si sono trasferiti in piazza.