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La Chiesa ortodossa ucraina e i suoi tre capi

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La Chiesa ortodossa ucraina e i suoi tre capi

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È nel febbraio scorso che il metropolita Kirill di Smolensk e Kaliningrado viene eletto 16° patriarca di Mosca, diventando così il supremo capo della Chiesa ortodossa più importante del mondo, quella russa.

Dopo aver guidato il dipartimento degli Affari Esteri della Chiesa di Mosca, Cirillo porta con sé nello scranno più alto della chiesa ortodossa la sua esperienza di diplomatico e fine politico. Qualità che gli torneranno utili in Ucraina, dove la chiesa ortodossa è tricefala: La chiesa ortodossa ucraina, guidata dal metropolita Volodymyr, è autonoma, ma canonicamente soggetta a Mosca. Quella del patriarcato di Kiev, presieduta da Filarete, si è separata dalla precedente nel 1992, così come la piccola chiesa autocefala ucraina, presieduta dal metropolita Mefodiy. Queste divisioni sono emerse con forza dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica e l’indipendenza dell’Ucraina nel 1991. Il patriarcato di Mosca, non concedendo allora l’autonomia alla chiesa ortodossa ucraina, provocò la scissione in tre differenti entità , due delle quali in contrasto con Mosca. Ufficialmente le parrocchie legate al Patriarcato di Mosca, 11.300, sono molto più numerose di quelle vicine al patriarcato di Kiev, 4000, e alla Chiesa autocefala . Stando però a alcuni sondaggi il numero di fedeli dissidenti supererebbe quello degli ortodossi canonicamente soggetti a Mosca. Il patriarca Filarete, dal canto suo, non ha mai nascosto la sua posizione politica, come in occasione della rivoluzione arancione: “Visto l’ultimo evento, le elezioni truccate, la gente ha alzato la testa. Devo dire che la chiesa sta con il popolo e lo sostiene e sempre lo sosterrà”. Un senso di nazionalismo che è proprio della chiesa ortodossa e che non fa eccezione in Ucraina. Tra il patriarcato di Mosca e di Kiev a prevalere è ancora il gelo.