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Rabbia in Sudafrica contro le promesse mancate

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Rabbia in Sudafrica contro le promesse mancate

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La delusione si trasforma in rabbia quindici anni dopo la fine dell’apartheid in Sudafrica. Rabbia contro le promesse del partito di Nelson Mandela, l’African National Congress.

Nelle bidonville di Johannesburg, ma non solo, da una settimana si moltiplicano gli scontri violenti tra la polizia e gli abitanti al margine di manifestazioni contro condizioni di vita precarie. Il presidente Jacob Zuma ha minacciato di porre fine alla violenza con la forza. Atti di vandalismo e scene di saccheggio, che nel nord-ovest del Paese hanno preso una piega xenofoba: presi di mira i negozi di stranieri. A meno di cento giorni dall’insediamento di Zuma, che ha detto di voler fare dello sradicamento della povertà la sua priorità, nelle bidonville in molti provano sconforto. Più di un milione di famiglie vive lì senza acqua né elettricità. Un sudafricano su quattro è senza lavoro e la recessione, la prima in 17 anni, rischia di peggiorare le cose. Mercoledì a Johannesburg centinaia di manifestanti avevano chiesto le dimissioni di diversi consiglieri dell’ANC. Il malcontento riguarda tutte le fasce sociali: i funzionari pubblici e i minatori minacciano di scioperare di fronte all’aumento dei prezzi dei beni di base e della disoccupazione. Uno scenario di rivolta sociale che rischia di spaccare anche il governo. I partito degli ex leader sindacali e i comunisti minacciano di ritirare i loro ministri. Con uno sciopero dei funzionari pubblici previsto da lunedì prossimo l’eredità di Mandela rischia di diventare un fardello sempre più pesante per Zuma.