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Presidenziali in Kirghistan, scontata la vittoria di Bakiev

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Presidenziali in Kirghistan, scontata la vittoria di Bakiev

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Seggi aperti in Kirghistan, dove 2,7 milioni di elettori sono chiamati a eleggere il loro presidente. O così sembra, perché sono in molti a sostenere che i giochi siano già fatti: sarà riconfermato per un secondo mandato Kurmanbeck Bakiev, l’ex eroe di quella rivoluzione dei tulipani che lo portò al potere quattro anni fa.

Bakiev, che aveva fama di riformatore democratico, è oggi accusato da più parti di essere ricaduto negli antichi vizi che sembrano perseguitare questa ex repubblica sovietica: corruzione, violenza, nepotismo, intimidazione. Altri lo ammirano invece per aver riportato la stabilità nel paese più instabile dell’Asia centrale. E anche per la sua astuzia: puntando sulla posizione strategica del Kirghistan, Bakiev ha annunciato a febbraio la chiusura della base americana da cui partono gli aerei per l’Afghanistan, incassando dai russi due miliardi di dollari. Poi l’ha lasciata aperta, chiedendo però in cambio agli americani il triplo del prezzo pagato fino a quel momento. E ora non si lascerà cogliere impreparato nemmeno da eventuali proteste: ad attenderle, nella capitale ci saranno 5 mila uomini, la metà delle forze armate.