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Giappone: elezioni anticipate, al voto il 30 agosto

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Giappone: elezioni anticipate, al voto il 30 agosto

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Mi scuso, e non me ne vado. Il premier giapponese Taro Aso, dopo mesi di liti interne al partito e alla coalizione di maggioranza, e con un governo che non è sembrato in grado di proporre soluzioni per un’economia che stenta, ha gettato la spugna: elezioni anticipate, si vota il 30 agosto.

Nel darne l’annuncio, ha ammesso i conflitti interni: “Mi scuso, sinceramente – ha detto – per non essere riuscito a riportare l’unità nel partito liberaldemocratico. Penso che il partito debba riflettere con umiltà sulle critiche che vengono dalla nazione, e ripartire”. Ripartire, ma con chi? Taro Aso è il terzo capo del governo espresso dal partito Liberaldemocratico dopo la partenza di Koizumi nel 2006. Uno all’anno, e il consenso per il partito è in costante calo. Il premier uscente intende restare alla guida del partito e riproporsi per il governo, ma sono in molti a chiedere, invece, le sue dimissioni immediate. Taro Aso paga, tra l’altro, la cocente sconfitta dei liberaldemocratici alle municipali di Tokyo. Due anni prima, l’opposizione si era imposta anche alle senatoriali. Sintomi di una crisi politica che si innesta su quella economica, ma segni di speranza per il principale partito d’opposizione, il Partito Democratico del Giappone, che sogna di andare per la prima volta al governo. Gli ultimi dati disponibili mostrano ancora un forte calo del Prodotto Interno Lordo e della produzione industriale rispetto allo scorso anno, e un incremento della disoccupazione. Il Paese è stato investito dalla più grave recessione del dopoguerra, cioè dalla nascita del modello industriale attuale. La crisi globale ha generato un calo della domanda, e quindi dell’export giapponese. E l’industria è il pilastro findamentale dell’economia nipponica. Gli effetti si vedono, per esempio, a Toyota City, il conglomerato urbano nato in funzione dello sviluppo dell’auto, oggi in crisi. E sono in molti a dover far ricorso alla carità. Il partito democratico, che promette politiche sociali e meno liberismo economico, ha già definito la prossima campagna elettorale “una corsa rivoluzionaria”.