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Jemaah Islamiah e un decennio di violenze nel Sud Est asiatico

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Jemaah Islamiah e un decennio di violenze nel Sud Est asiatico

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La storia di sangue e violenza che ha segnato l’Indonesia negli ultimi anni torna a ripetersi. I maggiori indiziati per gli attentati di Giacarta sono i militanti della Jemaah Islamiah.

Il controverso gruppo islamico radicale ha radici lontane. Noto fino dal 1979, rinasce in Malaysia nel 1995. La sua missione: instaurare uno Stato islamico su gran parte del Sud Est asiatico. Il suo leader spirituale: Abou Bakar Bachir, religioso indonesiano, direttore di una scuola coranica di Giava. L’ultimo decennio è costellato di attentati attribuiti alla Jemaah Islamiah. Il più drammatico è quello di Bali, dove nell’ottobre del 2002 rimangono uccise due cento due persone. Fra le vittime ci sono 88 australiani. Bachir era stato riconosciuto corresponsabile nel processo per gli attentati di Bali, ma la sentenza è stata annullata in dicembre 2006. L’Indonesia, con l’appoggio di Stati Uniti e Australia in primis, ha condotto una lotta senza quartiere contro l’organizzazione, arrestando centinaia di attivisti e istruendo diversi processi. Due presunti leader fondamentalisti sono stati condannati a 15 anni di prigione nel 2008. Per gli attentati di Bali 3 persone sono state condannate a morte nello stesso anno. Gli interessi internazionali sono stati duramente colpiti a Giacarta l’ultima volta nel 2004, quando un’auto bomba fece 10 morti all’ambasciata australiana.