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Nabucco, la via europea del gas

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Nabucco, la via europea del gas

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L’indipendenza energetica dalla Russia passa dall’Asia centrale e dal mar Caspio verso l’europa orientale: è quello che spera il consorzio Nabucco che riunisce a Vienna le nazioni convolte nel progetto. Ma l’accordo governativo a lungo atteso non dissipa i forti dubbi sulla sostenibilità finanziaria del costosissimo mega-gasdotto, almeno 7.9 miliardi di euro per 3.300 chilometri di tubi destinati a convogliare in Europa 31 miliardi di metri cubi l’anno, a partire dal 2015.

L’ostacolo numero uno per Nabucco si chiama forniture. Senza gas da pompare nelle tubature, l’opera rischia di diventare una cattedrale nel deserto. I tessitori della rete energetica hanno ottenuto per ora solo l’accordo, di massima e in extremis, del Turkmenistan. Ma tra gli altri potenziali fornitori l’Azerbaigian ha giurato fedeltà alla Russia. E l’Iran? Il primo ministro ungherese Gordon Bajnai spiega al microfono dell’inviato di Euronews che per quanto riguarda l’Iran per poterlo includere tra i fornitori bisogna prima risolvere ostacoli di natura politica ed economica. South Stream è la scommessa rivale della russa Gazprom, un gasdotto sotto in Mar nero e attraverso la Bulgaria, cui partecipa anche l’italiana Eni. Ma mentre l’Europa firmava accordi con i paesi di transito offrendo ghiotte fette di forniture di gas, il gigante russo negoziava soprattutto le forniture, offrendo, adesso, prezzi di mercato e non prezzi ridotti come in regime di monopolio. Ma oggi Gazprom si trova in acque finaziarie difficili, con il calo del mercato energetico a causa della crisi. In South Stream ha previsto di investire 10 miliardi di euro.