ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Cina: calma tesa ad Urumqi, una settimana dopo gli scontri

Lettura in corso:

Cina: calma tesa ad Urumqi, una settimana dopo gli scontri

Dimensioni di testo Aa Aa

Forse è solo una tregua, forse è finita davvero: a Urumqi, il capoluogo dello Xinjang, sono in molti a chiedersi se la calma che sembra tornata una settimana dopo gli scontri resisterà, quando agenti e soldati lasceranno le strade. Oggi l’etnia Han, bruciando incenso e banconote perché le anime ritrovino il cammino, saluta i suoi morti, 137, cui si aggiungono 46 uiguri e uno Hui, un’altra minoranza musulmana.

Tutto ora va bene, secondo i pochi residenti che parlino alle telecamere: “Nessun problema – testimonia un membro dell’etnia Han – ho fatto una passeggiata, ho giocato a badminton, e tutto va bene”. “È tutto a posto questa settimana – conferma un concittadino di etnia uigura -: siamo tornati al lavoro, non penso che succederà di nuovo. Guardate la polizia, e i soldati. Non succederà. Siamo tutti tornati al lavoro”. La fermata dell’autobus è affollata come sempre, la polizia è ovunque: nella giornata di lutto degli Han sono state vietate tutte le forme di manifestazione. A risvegliare la tensione, oggi, l’esplosione di un serbatoio nella principale fabbrica chimica della regione. Esplosione accidentale, secondo le autorità. Ma la tensione resta alta, dopo gli scontri inter-etnici di sette giorni fa: piazza del popolo, il centro nevralgico di Urumqi, è ancora chiusa, ed è stato di nuovo isolato il principale quartiere uiguro. Le cifre ufficiali sono contestate dagli uiguri, minoranza islamica da sempre ostile al dominio di Pechino sullo Xinjang: loro parlano di centinaia di morti, forse migliaia, dopo la dura repressione da parte delle autorità cinesi.