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Xinjiang, tensione ancora alta

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Xinjiang, tensione ancora alta

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Una calma artificiale e armata regna per le strade di Urumqi, capoluogo dello Xinjiang. Proprio mentre le autorità cinesi annunciano un bilancio più grave delle violenze interetniche che hanno opposto i cinesi Han alla minoranza turcofona.

I morti sarebbero non cento cinquantasei come precedentemente annunciato, ma centoottantaquattro. “Ora non più troppo preoccupato” dice un residente cinese. “Ci sono le forze di sicurezza per la strada e questo ci da sicurezza”. Secondo Pechino le vittime sarebbero in grande maggioranza dell’etnia cinese Han – centotrentasette – e solo in minoranza – quarantasei -apparterrebbero agli Uighuri, turcofoni e prevalentemente musulmani. Il bilancio ufficiale sarebbe di gran lunga inferiore al numero effettivo delle vittime, circa mille, stando a fonti non verificabili. La polizia cinese ha disperso un assembramento di uighuri davanti ad una moschea ad Urumqi, nel nordovest della Cina. Numerosi gli arresti. Gli scontri sono cominciati il cinque luglio nel corso di una manifestazione con la quale gli uighuri denunciavano le violenze contro la loro comunità nel Sud della Cina.