ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Jerzy Busek, candidato per la presidenza del Parlamento europeo

Lettura in corso:

Jerzy Busek, candidato per la presidenza del Parlamento europeo

Dimensioni di testo Aa Aa

“Dobbiamo prestare attenzione a ciò che succede nella vita quotidiana dei nostri cittadini, perchè a loro interessano le cose concrete”.
 
Sergio Cantone, Euronews:  
Benvenuti alla nostra speciale intervista con il candidato per la presidenza del Parlamento europeo, Jerzy Busek. Il programma è realizzato in collaborazione con Europarl tv, il servizio di web tv del Parlamento europeo e EuroNews.
 
Christiane Gronau, Europarl Tv: 
Jerzy Busek, lei è stato primo ministro polacco e colui che ha iniziato le negoziazioni per l’entrata nell’Unione europea del suo paese. Ora lei è il candidato del Partito Popolare Europeo per la presidenza. Cosa pensa sarà la più importanate operazione o sfida di cui si dovrà occupare nel caso diventasse presidente del Parlamento europeo?Jerzy Busek:Grazie per la domanda. Questo è un momento importante, sia per me che per i paesi che da poco piu‘ di venti anni sono usciti da un sistema completamente diverso, il comunismo.  
E‘ ancora vivo nelle loro menti il ricordo e i paesi del centro e dell’est Europa adesso stanno guardando al Parlamento europeo; per permettere loro di pensare e vedere il loro presente sarebbe necessario che tutte le istituzioni fossero loro vicine; questo dovrebbe essere il messaggio. Penso che si debba fare un massicio lavoro di comunicazione, perchè i nostri cittadini hanno qualche difficoltà a calarsi nella mentalità europea e capire cosa succede in Europa. Ecco perchè abbiamo avuto un calo di affluenza alle urne, scesa sempre di più ogni cinque anni.
 
Sergio Cantone, Euronews:
Signor Buzek, lei ha qualche idea su come rendere più attraente il Parlamento europeo, specialmente dopo la scarsa affluenza alle ultime elezioni? 
 
Jerzy Busek: 
Credo dovremmo prestare attenzione a ciò che succede nella vita quotidiana dei cittadini, perchè a loro interessano le cose concrete. Usare paroloni, parlare di crisi finanziaria o energetica, allontana la gente. Invece, bisogna parlare di cosa significa praticamente sicurezza energetica: cosa vuol dire averla a disposizione nel proprio appartamento. Questo è ciò che intendiamo fare: introdurre nuove tecnologie, novità per la comunità, costruire nuove infrastrutture che assicurino gas e elettricità nelle case di tutti, nelle cucine e nei salotti. Dovete comunicarlo, se vi va, perchè le persone, se stanno guidando la moto o la macchina, sanno che avranno bisogno di energia, di benzina. Mi sembra che ogni tanto ci troviamo in un’altra dimensione, le nostre parole si perdono e dobbiamo riportarle sulla terra.
 
Christiane Gronau, Europarl Tv: 
Nella corsa alla presidenza del Parlamento europeo ciò che fondamentalmente le persone trovano inutile, è che decisioni e coalizioni sono fatte a porte chiuse invece che in aule aperte. Non ci sono dibattiti. Sappiamo che lei probabilmente sarà il nuovo presidente di turno, ma non ci sono scontri o drammi in merito. E credo sia questo che manca alla gente.
 
Jerzy Busek: 
Grazie. Credo che questo accada anche nei parlamenti degli stati europei. Si fa un’alleanza e ciò è possibile solo dopo lo svolgimento delle elezioni, e quindi si negozia per formare il governo.
Non è subito chiaro che sviluppo avrà l’alleanza. Bisogna parlare, anche dopo i risultati elettorali: è qualcosa che si fa abitualmente. Non ci sono opinioni che fanno la differenza in questo caso, le cose che si pensano sono le stesse. Ci sono i risultati e nulla è più automatico d’ora in poi. Le persone devono trovare amicizie e alleanze, e altre persone che la pensano come loro. E non è così facile come stare seduto davanti alla tv e sapere esattamente come andrà a finire quella coalizione o quell’alleanza. Nient’affatto. Bisogna avere un confronto, sapere che tipo di coalizione fare, farsi domande. Cosa bisogna fare per rafforzare la comunità? Siamo capaci di lavorare insieme subito e velocemente, affinchè gli europei capiscano che il Parlamento è responsabile e forte? E loro vogliono sapere cosa succederà con questa coalizione.
 
Sergio Cantone, Eurnoews: 
Non crede che per essere più attraente, questo Parlamento abbia bisogno di un maggior confronto dialettico interno?
 
Jerzy Busek: 
Sì, credo di sì e ciò conferma quello che ho detto poc’anzi. Perchè anche all’interno del Partito Popolare Europeo abbiamo avuto conflitti. Anche nei parlamenti nazionali, certo, si fanno coalizioni da destra a sinistra. Quando ciò avviene abbiamo bisogno di una grande riforma, una decisione inattesa come ho detto, si possono ottenere coalizioni anche in altri stati. Credo che questo genere di cambiamenti siano davanti a noi, perchè dobbiamo uscire dalla crisi, superarla, risolvere il problema del clima e della crisi energetica, i problemi demografici e di crescita della popolazione. Presto ci sarà una grande conferenza a Copenaghen sul clima che è di estrema urgenza per noi. E queste sono cose che dobbiamo risolvere.
 
Sergio Cantone, Euronews: 
Qual è l’attuale ruolo del Parlamento europeo? Lei prima ha parlato di politiche a vasto raggio: cosa intende?
 
Jerzy Busek: 
Il ruolo del Parlamento è chiaro e ben definito nel trattato di Nizza. E anche prima di questo, se sei parte di una discussione, capisci che non sei solo, c‘è la Commissione che ha una relazione molto speciale con il Parlamento europeo. Abbiamo potere sui budget ad esempio. Se il Trattato di Lisbona dovesse entrare in vigore, noi avremmo un altro potere totalmente nuovo: prima di tutto un Parlamento ben più forte. La grande capacità decisionale è solo questo, la forza di lavorare insieme sulle leggi e nel prendere grandi decisioni. E il Parlamento europeo avrà la necessaria capacità legislativa per cambiare completamente la situazione. Credo che ciò significhi che il Parlamento è autorizzato a risolvere determinati problemi dell’Unione.  
 
Christiane Gronau, Eurparl Tv: 
Siamo in chiusura del nostro dibattito. Il 14 luglio il Parlamento europeo eleggerà il suo nuovo presidente e probabilmente sarà l’uomo che abbiamo incontrato qui oggi. Grazie per essere stati con noi. Arrivederci.