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"Tolleranza zero" a Urumqi

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"Tolleranza zero" a Urumqi

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I disordini a Urumqi non saranno più tollerati. Qualsiasi scontro etnico, nel capoluogo della regione cinese del Xinjiang, sarà represso con forza dalle migliaia di poliziotti e soldati schiarati dal governo. Così Pechino cerca di riportare alla calma la situazione dopo la sommossa che ha provocato più di 150 morti. Ma la tensione è ancora molto alta, come testimonia un cinese di etnia Han. “Siamo molto arrabbiati. Gli Uiguri hanno ucciso 150 dei nostri e la polizia non ha interferito. Ora arrestano degli Han per motivi molto meno gravi”. La popolazione del Xinjiang, un sesto del territorio cinese, è equamente divisa tra Han e Uiguri, musulmani turcofoni. Questi ultimi si ritengono da tempo vittime della repressione politica e religiosa da parte del governo di Pechino. Alcuni residenti denunciano la scomparsa di familiari. “Non so dove sia mio marito – dice una donna -. In tanti sono scomparsi, qui e non sappiamo dove si trovino”. Nonostante che la situazione sia più calma, la tensione sta spingendo molti Uiguri ad abbandonare Urumqi e a cercare rifugio nelle campagne. La televisione di stato cinese ha diffuso un messaggio del presidente Hu Jintao, rientrato appositamente a Pechino, che sollecita gli abitanti del Xinjiang alla tolleranza interetnica. Il giornale del popolo, organo del partito comunista, insiste invece per una dura repressione nei confronti dei responsabili delle violenze.