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Si estendono gli scontri interetnici in Cina

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Si estendono gli scontri interetnici in Cina

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È salito ad almeno 156 il bilancio dei morti in Cina, in seguito agli scontri interetnici fra Uiguri e Han, mentre la sommossa comincia a estendersi.

Più di 1.400 persone, secondo le cifre ufficiali, sono state arrestate a Urumqi, capoluogo dello Xinjiang. Un migliaio i feriti. Pechino accusa gli uiguri in esilio di fomentare le violenze, questi rilanciano affermando che una manifestazione pacifica è degenerata quando le forze dell’ordine cinesi si sono messe a sparare. E in nottata i media ufficiali hanno annunciato che la polizia ha disperso “più di 200 persone” a Kashgar, nell’ovest della regione autonoma dello Xinjiang. All’origine di tutto ci sarebbe l’uccisione, il mese scorso, di due operai di etnia uiguri in una violenta lite con colleghi di etnia Han. Gli uiguri, musulmani turcofoni che rappresentano la maggioranza nello Xinjiang ma non a Urumqi, hanno allora sfilato per protesta nella manifestazione di domenica dove sono cominciate le violenze. Gli uiguri accusano il governo di Pechino di una costante repressione politica e religiosa nei loro confronti. Gli eventi di questi giorni potrebbero gettare un’ombra sul G8 dell’Aquila. Il presidente Hu Jintao, che è stato accolto ieri a Roma dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi, incontrerà in margine al vertice Barack Obama, che si è detto “profondamente preoccupato” per le violenze in corso.