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Gheddafi: "gli africani ritengono di essere stati depredati delle loro ricchezze, è per questo che oggi le inseguono in Europa"

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Gheddafi: "gli africani ritengono di essere stati depredati delle loro ricchezze, è per questo che oggi le inseguono in Europa"

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Concluso il vertice dell’Unione Africana, presieduto quest’anno da Muammar Gheddafi, a Tripoli il leader libico ha incontrato euronews, alla vigilia della partenza per il G8 dell’Aquila. Il rais ha parlato del problema degli immigrati clandestini, del ritrovato rapporto con l’Italia, e dell’unità del mondo arabo africano, un progetto a cui tiene particolarmente.

euronews – Durante il vertice appena conclusosi a Sirte, la questione della povertà dell’Africa è stata uno dei temi centrali. Ora Lei è in partenza per l’Italia in occasione del summit del G8 – è la prima volta che un leader africano partecipa a un evento del genere. Che messaggio intende portare ai grandi della Terra? Mouammar Gheddafi “Per prima cosa, questo vertice non è il primo in cui si è tentato di mettere in evidenza l’importanza dell’Africa. Numerose dichiarazioni e raccomandazioni inerenti al continente africano sono emerse da precedenti G8; purtroppo si è trattato di semplici dichiarazioni. Personalmente non mi aspetto da questo grandi differenze rispetto ai precedenti, lo spero davvero ma dubito.” en – A proposito dell’Italia, Lei vi si è recentemente recato, è stato ricevuto con tutti gli onori da parte delle autorità italiane, Silvio Berlusconi per primo. Possiamo dire che si è ormai voltata pagina, e che è iniziata una nuova èra nei rapporti tra Libia e Italia? MG “Si’, ed è nell’interesse dell’Italia, della Libia e di tutto il bacino del Mediterraneo, come dell’Europa, dell’Africa, della pace mondiale e della cooperazione tra gli stati, di voltare la pagina del doloroso passato per avviare un nuovo corso, fatto di cooperazione, di amicizia, che ha permesso di scusarsi per gli eventi passati e risarcire quanti hanno pagato il prezzo della colonizzazione. Questo è quel che è successo, ci sono state delle scuse, sono stati concordati dei risarcimenti e li abbiamo accettati. Non poteva andare meglio.” en – E’ stato pero’ notato nel corso della visita in Italia che Lei portava la fotografia di Omar al Mokhtar appuntata al petto, una scelta interpretata come una provocazione. Che cosa ha voluto significare con quel gesto? MG “Ognuno puo’ interpretarlo come crede. A Roma i giornalisti mi hanno fatto la stessa domanda. Gli ho risposto: ‘e voi perché portate la croce?’. E ho risposto al posto loro, gli ho detto: ‘voi portate la croce… i cristiani in generale credono che Cristo sia morto in modo atroce, crocifisso, lui che è il profeta dell’amore, della pace e della misericordia, e non meritava una morte cosi’ terribile come la crocifissione. E’ per questo che in quanto cristiani commemorate tale evento e lo rendete immortale portando la croce.’ Ho poi detto al giornalista che mi ha fatto la domanda: ‘noi pensiamo che Omar al Mokhtar sia stato barbaramente ucciso: è stato giustiziato, impiccato, nemmeno fucilato, lui che combatteva per la libertà, per la dignità, per l’indipendenza del suo paese di fronte all’invasione straniera, barbara. E’ per questo che merita che tutti noi portiamo la sua foto, come voi fate con la croce.” en – C‘è un problema che preoccupa l’Europa in generale, e non solo l’Italia, ossia l’immigrazione clandestina. Si è raggiunto un accordo in base al quale i clandestini vengono rimpatriati in Libia. Solo qualche ora fa la Libia si è vista rinviare novanta emigranti individuati al largo delle coste italiane. Cosa fate di queste persone, riconoscete loro il diritto d’asilo? qual è esattamente la loro sorte? MG “Di asilo non se ne parla nemmeno. L’asilo riguarda un numero limitato di persone che ne hanno diritto per motivi politici o in conseguenza di una guerra o di catastrofi naturali. Siamo di fronte a un susseguirsi di ondate di immigrati diretti in Europa, spinti dalla povertà che devasta l’Africa. Gli africani ritengono di essere stati depredati delle loro ricchezze, è per questo che oggi le inseguono. Quando lavorano in Europa pensano di averne diritto in quanto l’Europa oggi gode della ricchezze africane.” en – Colonello Gheddafi, ieri camminavo per le strade di Tripoli, e ho letto uno slogan che ha attirato la mia attenzione: ‘qui dove camminate regna la felicità’. Pensa davvero che quarant’anni dopo la rivoluzione il popolo libico sia felice? MG “Intanto, questi slogan io non li ho visti e non ne sono responsabile. Diversamente da Lei io non posso andarmene in giro liberamente per la strada a leggere slogan del genere. E se mi capita di trovarmi pe le strade della città sono in auto, parte di un corteo ufficiale, per cui non vengo a conoscenza di questi slogan. Ma se le cose stanno cosi’, chi ha scritto quel messaggio è mosso da buona volontà, si vede che pensano bene del potere, e me ne rallegro. Ho fatto del mio meglio perchè il popolo sia felice e libero.” en – Colonello Gheddafi, un’ultima domanda: oggi Lei si fregia del titolo di ‘Re dei re dell’Africa’; è inoltre il decano dei leader arabi. Ha scritto un testo, il ‘Libro Verde’, che tocca i temi della democrazia, la società, l’economia, e ha avviato progetti importanti… Cosa resta da fare al Colonnello Gheddafi, quali sono le sue future aspirazioni? MG “Spero che l’unità araba veda finalmente la luce in un modo o nell’altro, tanto piu’ che gli arabi si trovano di fronte a grandi entità e alleanze, mentre oggi gli stati arabi sono come pezzi di carta, come piume che volano al vento. Forse oggi gli arabi sono pronti a realizzare l’unità araba. Le diro’ di piu’: spero di poter un giorno veder nascere l’unione arabo-africana.”